Cibo gettato nelle campagne: l’ultimo episodio a Nardò. I rimedi della Caritas: “Centro unico di ascolto, card ed elenco dei bisognosi”

C'è chi si fa giro delle parrocchie ed accumula alimenti che poi andranno buttati. Il modello anti abusi anche a Parabita e Matino

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Nardò – Beni alimentari della Caritas destinati ai bisognosi e abbandonati invece nelle campagne dei Masserei. L’episodio non nuovo (pubblicato oggi dalla Gazzetta del Mezzogiorno) indigna cittadini, volontari e la Caritas stessa. Quest’ultima interviene adesso attraverso le parole del suo direttore diocesano, don Giuseppe Venneri. «Chi ha compiuto quei gesti – dichiara il giovane prete neretino – ne risponderà davanti a Dio. Per quanto riguarda invece la gestione “terrena” del fenomeno, va data qualche spiegazione». (nelle foto don Giuseppe Venneri, il magazzino della Caritas di Nardò, il centro di ascolto di Nardò e, dalla Gazzetta, i pacchi di alimenti rinvenuti in campagna)

I vari passaggi Don Giuseppe descrive prima di tutto qual è il tragitto compiuto dai generi alimentari destinati ai poveri: «L’Agea, che è l’Agenzia per le erogazioni alimentari agli indigenti, spedisce gli alimenti alle Caritas locali, le quali a loro volta “girano” i pacchi alimentari alle singole parrocchie (a Nardò sono otto). Escludo categoricamente – precisa a chiare lettere – che ci siano défaillances in questi passaggi. Attualmente la Caritas parrocchiale neretina fornisce viveri a circa 350 famiglie ogni mese, un dato che va triplicato se vogliamo conteggiare i singoli utenti aiutati mensilmente».

Il brutto fenomeno del cibo gettato nelle campagne nasce quindi in ciò che accade successivamente. Il giovane direttore della Caritas non ne appare sorpreso: «Siamo a conoscenza del problema – dichiara – e vorrei spiegare questo aspetto. In alcune parrocchie a volte non c’è una registrazione dati degli utenti perché non tutte sono dotate di un centro d’ascolto parrocchiale, per cui può succedere che si consegnino in maniera estemporanea pacchi alimentari anche a persone bisognose che però non forniscono generalità o dati certi della propria condizione».

La soluzione del giallo Il problema sembra ora chiarito: ci sono utenti che dopo aver ricevuto pacchi alimentari, vanno a bussare ad altre parrocchie avanzando analoga richiesta, accumulando pertanto alimenti su alimenti che alla fine non vengono consumati. Abusi e sprechi che accadono semplicemente perché una parrocchia non ha l’elenco delle persone aiutate dall’altra parrocchia.

La povertà e gli argini morali Tuttavia don Giuseppe Venneri non liquida la faccenda parlando solo di “furbi”: «Alcuni utenti si comportano in questo modo – rivela comprensivo – perché la povertà aggredisce purtroppo non solo la sfera economica ma spesso anche quella psicologica, culturale, morale, intellettuale».

Come arginare il fenomeno Anche per ovviare a questa lacuna e arginare o ridurre il numero di questi sprechi, dal 7 gennaio è attivo in via don Minzoni il centro d’ascolto cittadino interparrocchiale. Qui la Caritas si occupa non solo di assistenza nelle svariate forme (sanitaria, previdenziale, legale, ecc.) ma ha messo a punto un “bacino unico di raccolta dati” per censire al meglio e in maniera coordinata le situazioni di emarginazione presenti sul territorio. Una sorta di “registro unico”, insomma.

«Il centro d’ascolto appena attivato conta 35 operatori della Caritas di Nardò – dice il direttore diocesano – molti dei quali seguiranno percorsi di formazione proprio nel prossimo weekend presso il Seminario diocesano. Sarà un volontariato cosciente, preparato e strutturato, formato secondo i metodi della Caritas italiana. Nessuna improvvisazione. Il modello del centro d’ascolto unico cittadino lo stiamo esportando anche negli altri Comuni della diocesi: prossimamente a Parabita e Matino; a Gallipoli invece è già esistente e in via di riorganizzazione».

La novità Ben presto perciò i cittadini – italiani e stranieri – che busseranno in parrocchia per ricevere dei viveri verranno invitati a recarsi prima presso il centro d’ascolto. Qui verranno registrati (dopo presentazione dell’Isee) e riceveranno una card, tramite la quale potranno ritirare i pacchi alimentari esclusivamente presso la parrocchia del proprio quartiere. La card registrerà l’avvenuta consegna in modo che non si possano avanzare più richieste, magari in altre parrocchie. «Stiamo lavorando poi per creare una rete – conclude don Giuseppe Venneri – anche con Comune e agenzie caritatevoli per arrivare ad un elenco condiviso delle persone aiutate e da aiutare, in modo da evitare sovrapposizioni».