Ci interessa capire cosa sta avvenendo in Tunisia, tra crisi economica e Covid. C’è anche chi vuole restare

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Caro Direttore,

in questi giorni la maggior parte dei mass media, in maniera a dire poco approssimativa,  parlano di una Tunisia che continua ad essere colpita  da un economia stagnante, alti tassi di disoccupazione e con i confini roventi avendo  da un lato la Libia, in guerra permanente, e  dall’altro l’Algeria, off-limits per via dei contagi di Covid-19 che continuano a salire.

Sollecitato direttamente da numerosi amici tunisini, arrabbiati dalla manipolazione mediatica  e disinformazione che sta avvenendo in italia e in Europa su quello che sta avvenendo in questo Paese,  ne approfitto dell’ospitalità di Piazzasalento per cercare di fare un minimo di chiarezza.

La Tunisia è un Paese in cerca di stabilità da quasi 10 anni e che dalla Rivoluzione dei Gelsomini ad oggi ha cambiato ben 11 governi. È un Paese da cui  i più giovani , spesso istruiti e frustrati da un futuro difficile e incerto, scelgono di fuggire.

La crisi legata al Covid ha aggravato una situazione già complessa. Non ci sono ancora dati ufficiali, ma il tonfo del turismo a causa delle limitazioni imposte dalla pandemia sarà di quelli sordi e spietati: si teme un calo fino al 70% per uno dei pochi settori che portava ossigeno a un’economia in affanno.

Se dal 2011 in poi,  il Paese è migliorato dal punto di vista della democrazia interna, l’ economia  è andata sempre di più ad aggravarsi, Il debito interno è aumentato e soprattutto nelle zone interne per la popolazione è difficile raggiungere standard di vita decenti. È un problema che va a toccare soprattutto i cittadini più giovani, quelli che naturalmente tendono di più ad emigrare.

Secondo fonti del nostro Ministero degli Interni , amplificati da numerosi giornali italiani , “c’è il rischio di un esodo tale da ricordare quello dall’Albania del 1991”. Per quanto di mia conoscenza non siamo di fronte a un livello di crisi delle strutture governative pari a quello verificatosi in Albania anche se si sta tentando in Tunisia di risolvere una grave situazione di instabilità politica ed amministrativa.

Cosa possiamo fare noi in Italia. La Tunisia è a pochi chilometri dalla Sicilia,  è un Paese con antichi e solidi rapporti con l’Italia e un luogo nel Mediterraneo di alta sensibilità strategica. Si tratta a tutti i livelli di  rafforzare il dialogo e collaborare  con un interlocutore di tutto rispetto che, malgrado le incertezze, ha una grande voglia di rialzarsi ed andare avanti anche se in mezzo a tante difficoltà .

Durante la mia permanenza in Tunisia e in occasione di alcuni eventi sul Mediterraneo all’Università La Manouba, ho conosciuto persone con un alto livello di preparazione professionale, giovani dignitosi, generosi, ospitali che non certo meritano da parte nostra di essere interpretati come un riduttivo “fenomeno di fuga “ che riguarda esclusivamente la nostra paura e la nostra sicurezza.

Il nostro approccio di fronte a questo fenomeno deve essere diverso e teso a conoscere e approfondire la storia di questo popolo , quello che hanno dato tanti tunisini emigranti soprattutto in Italia e in Europa, la situazione economica e sociale difficile di questo momento e contemporaneamente condannare con fermezza chi strumentalizza questa situazione, favorendo  un odioso traffico di persone per i suoi scopi politici ed economici .

Pantaleone Pagliula – Nardò