Chiude anche “Anita”: 26 lavoratori a casa

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la zona industriale di Matino

MATINO. La crisi del settore “Tessile-abbigliamento-calzaturiero” (il cosiddetto Tac) continua a colpire in maniera inarrestabile. Ultima azienda a cadere, in ordine di tempo, è stato il calzaturificio Anita srl di Matino. Nei giorni scorsi sono state avviate le procedure di licenziamento collettivo per i 26 lavoratori in organico: per loro, dopo il ricorso alla cassa integrazione, ordinaria prima e straordinaria poi, ci sarà la mobilità con la prospettiva di doversi guardare intorno alla ricerca di altro. Difficile, se non impossibile, che il Tac sia in grado, al momento, di assorbire altrove questa forza lavoro, spesso (per giunta) qualificata.

Dopo aver sfruttato tutti gli ammortizzatori sociali previsti dalla legge, e proprio in un periodo nel quale il ricorso a tali misure di sostegno diventa sempre più difficoltoso per le aziende, anche per il calzaturificio Anita (specializzato nella produzione e vendita all’ingrosso di calzature con sede in via Del Timo), è stata avviata la procedura che, in assenza di clamorose novità, porterà al licenziamento della manodopera. la mobilità è stata sottoscritta dalla Confindustria di Lecce e dalla Femca Cisl, l’unico sindacato dei lavoratori presente all’interno dell’azienda.

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Alla base del provvedimento la stessa “perdurante crisi che attanaglia il settore” fatta valere da decine di altre piccole e grandi aziende del distretto di Casarano. Solo per restare a Matino, la crisi ha colpito anche la società cooperativa “Lavoro e servizi” (a rischio 58 posti) e la Romano spa, azienda detentrice del marchio Meltin’Pot, con 180 unità in cassa integrazione straordinaria e contratti di solidarietà per altri 40 al fine di evitare il licenziamento.

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