Chiara di Gesù: il Cielo, la Terra, le parole di una giovinetta diventata Clarissa nel monastero di Nardò. Convegno a 400 anni dalla morte

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Mons. Fernando Filograna

Nardò – “Una porta aperta sul Cielo” è il titolo scelto per il convegno di oggi nel monastero Santa Chiara di Nardò alle 18. Organizzato dalle stesse Clarisse di Nardò, con l’ausilio della diocesi di Nardò-Gallipoli e dei Comuni di Seclì e Nardò, vi si parlerà della “Serva di Dio suor Chiara di Gesù”, a 400 anni dalla morte, considerata assieme a San Giuseppe da Copertino la più grande mistica.

Dopo il saluto inaugurale del vescovo, monsignor Fernando Filograna, ci saranno gli interventi di padre Raffaele Di Muro della Pontificia Facoltà Teologica “San Bonaventura” di Roma sul tema “Suor Chiara di Gesù, il valore dell’ascesi”; di padre Massimo Vedova, della Pontificia Facoltà “Antonianum” di Roma, su “L’esperienza mistica di suor Chiara D’Amato, impeto e profezia”; del prof. Carlo Alberto Augieri, dell’Università del Salento sul tema “Le ‘parole’ di suor Chiara: senso d’infinito e misconoscimento di sé nella lingua della storia”. Modererà i lavori  padre Michele Carriero, dell’Ordine dei frati minori, docente  di Storia della Chiesa presso l’Istituto metropolitano di Scienze religiose di Lecce.

Chiara di Gesù, al secolo Isabella D’Amato, nacque a Seclì il 14 marzo 1618 da una nobile famiglia, e fu educata secondo le regole di quel tempo alla spiritualità cristiana non disgiunta da una solida base culturale.  Già da adolescente, le prime apparizioni della Madonna, nella cappella di casa, e  a soli 18 anni l’ingresso nel monastero delle Clarisse di Nardò assieme alla sorella minore Giovanna, nel quale visse sino al giorno della sua morte, il 6 luglio 1693: è lo stesso monastero che ospita il convegno. Fu Maestra delle novizie e tra le promotrici di una seria riforma che riportasse la vita all’interno del monastero alla regola originaria voluta da Santa Chiara d’Assisi.  Suor Chiara infatti non fu soltanto la santa dei voli mistici e delle estasi, ma fu anche una donna concreta, alla quale i personaggi importanti dell’epoca, richiamati dalla sua fama di santità  si rivolgevano per consigli.

E’ davvero singolare  scoprire come la vicenda terrena di suor Chiara non sia del tutto dissimile da quella di un altro Santo di quel tempo, anch’egli figlio di questa nostra stessa terra diocesana  – commenta il vescovo Filograna – San Giuseppe da Copertino e la Serva di Dio suor Chiara di Gesù, non sono solo delle figure  straordinarie da venerare sugli altari, ma sono anche dei modelli di vita che ricordano a ciascuno di noi come  la santità sia  accessibile a tutti: basta lasciarsi forgiare dalla Grazia e dallo Spirito santo, come appunto hanno fatto queste due splendenti “Porte aperte sul Cielo”.