Centri per l’impiego: a Poggiardo per 14 Comuni tre persone; non va meglio a Maglie. Ed affiora il problema sicurezza

2584

Maglie Poggiardo – Il Centro per l’impiego di Maglie di via Gallipoli è un porto di mare. Un viavai continuo di giovani, ma anche di uomini e donne di mezza età ad attendere pazientemente che uno sportello si liberi per essere ascoltati. C’è un’impiegata sollecita che si alza dalla sua postazione e si avvicina a chi sta attendendo, chiede qualcosa, indirizza e poi ritorna al suo tavolo. Tutti in attesa di qualcosa che cambi la prospettiva di vita o quantomeno di un aiuto. Ed anche qui, come a Gallipoli, manca personale, i computer sono obsoleti, le connessioni lente. Mentre incalzano compiti che richiedono impegno e tempo: per esempio, i patti personali di servizio, per ogni interessato prevedono un colloquio di un’ora per definire il profilo di chi cerca occupazione e la compilazione di un questionario.

Vent’anni di faticose speranze I Centri per l’impiego hanno sostituito gli Uffici di collocamento dal 1997. I Cpi svolgono anche altre attività: iscrizione alle liste per trovare lavoro, mobilità ed elenchi delle categorie protette, trasformazioni e cessazioni dei rapporti di lavoro, certificati di disoccupazione ed altro.  Gestiti fino a poco tempo fa dalle Province, dal 30 giugno scorso sono passati in carico alle Regioni. Con uno dei decreti attuativi del Jobs Act è stata istituita l’Anpal, l’Agenzia nazionale per le politiche attive del lavoro, con il compito di coordinare la rete dei servizi dell’impiego. L’Agenzia però è nata all’interno di un assetto istituzionale diverso, quello della riforma della Costituzione bocciata il 4 dicembre (prevedeva l’assistenza nella ricerca di un’occupazione competenza esclusiva dello Stato). Bocciato il referendum, le Regioni continuano ad avere competenze concorrenti e tutto procede lentamente. In questo contesto si inserisce l’attuale progetto del governo noto come reddito di cittadinanza.

Faro puntato sui Cpi Il punto centrale del progetto che prevede le misure antipovertà e il reddito di cittadinanza, è la presenza sul territorio nazionale di 550 sportelli dei Cpi che contano circa 9mila dipendenti . I Centri per l’impiego devono farsi carico dell’inserimento nel mondo del lavoro grazie anche a “una struttura informativa centralizzata” cioè un Sistema informatizzato unico sul lavoro, a cui l’Anpal sta lavorando. L’investimento previsto è di 2,1 miliardi di euro per il potenziamento del personale e l’ammodernamento delle strutture. Davanti a tutti questi compiti i Centri per l’impiego, soprattutto al Sud, sono finiti sotto pressione con un’ondata di proteste pubbliche. Carrozzoni inutili, soldi pubblici dilapidati, operatori incompetenti, superati e vecchi: questi i giudizi che si sentono anche negli stessi Cpi da parte degli utenti spesso piuttosto arrabbiati. Ma Silvio Astore, direttore dei Cpi di Maglie e Poggiardo li smonta uno ad uno.

Pubblicità

Nella sede di Poggiardo in tre per 14 Comuni Se il Cpi di Maglie è un porto di mare, il suo direttore è un fiume in piena «Difendo con i denti – dice – il lavoro degli operatori che lavorano con generosità e competenza. Le critiche che in questi giorni si stanno riversando sui Centri per l’impiego sono ingiuste e non tengono conto delle condizioni in cui siamo costretti a lavorare». In realtà l’organico nei due centri è carente: a Maglie (che serve i comuni di Bagnolo del Salento, Cannole, Castrignano dei Greci, Corigliano d’Otranto, Cursi, Giurdignano, Melpignano, Muro Leccese, Otranto, Palmariggi, Scorrano) lavorano in undici; a Poggiardo con i comuni di competenza (Andrano, Botrugno, Castro, Diso, Giuggianello, Minervino di Lecce, Nociglia, Ortelle, Sanarica, San Cassiano, Santa Cesarea Terme, Spongano, Surano, Uggiano La Chiesa) sono appena in tre. «Se consideriamo i compiti che i Cpi sono chiamati a svolgere, servirebbero per Maglie ancora tre o quattro unità, a Poggiardo dieci». Per avere l’idea del carico di lavoro, basta citare i cosiddetti patti di servizio: serve un’ora per fare il profilo per ogni disoccupato che ha bisogno gli sia riconosciuto lo stato di disoccupazione e quindi la relativa indennità (Naspi, Nuova assicurazione sociale per l’impiego)”.

Appello allo Stato “Non serve prendersela con la Regione – incalza Astore – che solo da giugno ha in carico i Cpi: sarebbe davvero ingeneroso; il governo centrale trovi le risorse necessarie senza le quali non si può andare avanti”. Il nucleo del problema anche qui è che “manca la materia prima che è il lavoro” su cui dovrebbero incrociarsi domanda e offerta. «La politica si attivi per creare i presupposti che favoriscano il lavoro e fornisca ai Cpi gli strumenti adatti», vale a dire computer moderni, connessioni veloci, una rete nazionale dell’utenza”. Sugli addetti il direttore di Maglie-Poggiardo mette la mano sul fuoco: “I nostri operatori, anche se sono sprovvisti del titolo accademico come qualcuno vorrebbe, hanno esperienza e professionalità da vendere».

Le tensioni, la sicurezza nei Cpi Con l’aumento delle tensioni sociali e delle pressioni sugli impiegati, emerge infine un altro problema: la sicurezza. «Intanto si attivi subito la mobilità interna permettendo il contributo di personale ‘parcheggiato’ in altri uffici», conclude Astore che aggiunge anche un suggerimento che ormai riguarda tutti i Cpi: l’ordine pubblico. «Gli ex agenti di polizia provinciale, passati alla Regione, vengano utilizzati per garantire l’ordine pubblico nei Cpi». Le difficoltà di trovare accesso al mondo del lavoro, le attese, i tentativi andati a vuoto possono anche esasperare gli animi fino ad incrinare le regole della convivenza civile e del rispetto.

 

 

 

 

 

 

Pubblicità