Caso Ivan Navi: a “Figilo” i dubbi della famiglia che chiede di riaprire le indagini

Il giovane dj venne trovato cadavere il 22 giugno 2015 nella campagne tra Acquarica del Capo e Taurisano

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Gallipoli – «Si è trattato di un omicidio»: questa la netta affermazione con la quale l’avvocato Valter Biscotti ha cristallizzato la posizione dei genitori del 34enne dj Ivan Ciullo, trovato cadavere il 22 giugno 2015 nella campagne tra Acquarica del Capo e Taurisano. Il caso, per il quale la famiglia (mai credendo all’ipotesi del suicidio) ha chiesto la riapertura delle indagini (dopo l’archiviazione dello scorso ottobre), è stato affrontato a Gallipoli nel pomeriggio di mercoledì 23 gennaio nel corso di Figilo, il Festival del giornalismo locale. Presente anche una troupe della trasmissione televisiva “Quarto grado” che ne tratterà prossimamente (così come già fatto di recente anche da una puntata de “I Fatti vostri” su Rai 2).

La richiesta di riapertura delle indagini si basa proprio sulle evidenze portate dei consulenti di parte. In particolare, la perizia del criminologo forense Roberto Lazzari avrebbe dimostrato che Ivan “non si sarebbe impiccato, ma sarebbe stato strangolato e poi trasportato in campagna dove qualcuno avrebbe simulato il suicidio”.

Nel corso del confronto sono state ripercorse le varie fasi del giallo e svelati particolari inediti: un caso, quello della morte di Ivan Navi (questo il suo nome d’arte) “troppo frettolosamente liquidato come suicidio, senza neppure eseguire un’autopsia, ma fermandosi ad un’ispezione cadaverica”, come affermato da Rita Bortone e Sergio Martella, genitori del giovane, sostenuti da Roberto Lazzari, consulente scientifico e criminologo, e dai legali Valter Biscotti e Paolo Maci, presenti insieme a Giuseppe Panichi, dirigente di Medicina legale della Ausl Toscana Sud Est.

«Quello che è certo – ha dichiarato l’avvocato Biscotti –  è che il ragazzo, come evidenziano le perizie di parte, non si è suicidato, ma è stato ucciso e chi sa qualcosa parli, ci faccia sapere anche in forma anonima.  Non si riesce a capire il perché di tante anomalie intorno a questo caso, forse perché c’era la necessita di proteggere qualcuno o perché c’è qualcosa sotto di indicibile». Secondo le conclusioni del dottor Panichi, “l’autopsia e l’esame tossicologico avrebbero sicuramente aiutato a chiarire tanti punti oscuri”.

Altri nodi da sciogliere, secondo la famiglia e i suoi legali e periti, quelli del ritrovamento di una lettera di addio scritta al computer indirizzata ai genitori, trovata accanto al corpo, con un’intestazione scritta a mano sulla busta con la dicitura “X mamma e Sergio” su cui non sarebbe mai stata fatta una perizia calligrafica per confermarne l’autenticità. I vestiti del giovane mai riconsegnati alla famiglia e andati perduti, probabilmente bruciati; il mazzo di chiavi e la videocamera che Ivan portava con se, anch’essi mai ritrovati, e per finire “i tanti ritardi nelle indagini che hanno portato alla perdita di materiale importante ai fini investigativi”. Incongruenze vi sarebbero anche circa l’ora del decesso, “che non risulterebbe essere avvenuta alle ore 18.20 circa ma diverse ore più tardi”.