Acquarica del Capo – Tre anni di dolore e di dubbi per un suicidio che, sin da subito, tale non è mai apparso ai genitori del 34enne Ivan Ciullo, trovato cadavere nella campagne tra Acquarica del Capo e Taurisano. Il dramma vissuto da quel 22 giugno del 2015 dalla madre Rita Bortone e da suo marito Sergio Martella è stato raccontato questa mattina davanti alle telecamere del programma di Rai 2 “I Fatti vostri”, condotto da Carlo Magalli. La madre di “Dj Navi” collegata dallo studio del criminologo Roberto Lazzari, a Sogliano Cavour, il padre putativo (dall’età di sette anni) in studio insieme all’avvocato Francesca Conte. Il “caso” è tale per la fermezza con la quale i familiari del giovane dj non accettano che delle indagini condotte “tra errori investigativi ed omissioni”, in poco meno di un mese, possano aver detto la parola definitiva sulla vicenda.

La nuova richiesta di archiviazione In virtù dei nuovi elementi acquisiti dagli stessi genitori, il Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Lecce dovrà ora pronunciarsi sulla questione (per la quale il Pubblico ministero ha, per la seconda volta, avanzato una richiesta di archiviazione). La speranza di Rita e Sergio (quest’ultima padre putativo) e che le indagini possano riaprirsi e che la “verità” possa essere accertata. Per loro si è trattato di un omicidio da strangolamento mascherato da suicidio. A tali conclusioni porterebbero i risultati della perizia di parte secondo la quale Ivan, trovato appeso ad un albero d’ulivo, avendo le “gambe genuflesse” non può essersi suicidato. «Dagli esami condotti non regge la tesi dell’allungamento del cavo microfonico e neppure le ecchimosi alla base del collo sono compatibili con un cavo del genere», ha fatto sapere in diretta il criminologo Lazzari.

Le “incongruenze” delle indagini «Un ragazzo pieno di vita e di progetti: mi aveva confidato di voler andare a Londra», ha fatto sapere la madre che punta l’attenzione sulla riesumazione del corpo e sull’autopsia non fatta nell’immediatezza del fatto. Altre “incongruenze” quelle della lettera scritta a macchina (“ma non analizzata”), dei vestiti di quella notte (“subito bruciati  senza un perchè”) e delle celle telefoniche (“sulle quali non si è indagato”).

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Le amicizie di Ivan ed una relazione da approfondire Dal padre Sergio altre indicazioni utili sulle quali indagare, su tutte quella delle amicizie di Ivan che portano alla relazione con un 65enne. «Non è stata ritrovata la videocamera che Ivan custodiva sempre con la massima cura», ha fatto sapere l’uomo ipotizzando che qualcuno possa averla presa per non distruggere delle prove importanti, magari decisive. Magari Ivan era pronto a denunciare qualcosa o qualcuno e gli è stato impedito. «Ho appurato che insieme ad alcuni amici organizzavano dei festini nella casa di un uomo che, però, non risulta residente nel nostro paese», ha affermato Sergio. Nuovi fronti d’indagine che si aprono, dunque, ma sui quali pende l’esito del nuovo pronunciamento del Tribunale, con una seconda richiesta di archiviazione da valutare.  «Ci siamo opposti a tale richiesta perchè riteniamo non siano stati fatti accertamenti approfonditi e nell’immmediatezza del fatto. Ivan era un ragazzo generoso e pieno di vita: abbiamo il dovere di approfondire. Lo dobbiamo a lui e alla sua famiglia», ha concluso l’avvocato Conte.

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