Caso Ivan Ciullo, le indagini sulla sua morte diventano una tesi di laurea

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Presicce-Acquarica – “Morte violenta e scena del crimine, gli errori nell’attività investigativa: il ruolo della difesa della parte offesa a supporto della ricerca della verità. Il caso di Ivan Ciullo”: questo il titolo della tesi di laurea del Master in Criminologia conseguito in questi giorni presso l’università “Niccolò Cusano” di Roma, con votazione 110 e lode, da Maria Chiara Landolfo, di Campi Salentina.
Il primo pensiero del giovane avvocato va alla famiglia di Ivan Ciullo, in particolare alla madre Rita Bortone: «Un pensiero a voi. Ad una famiglia che non si arrende. Ed un omaggio al tuo Ivan che merita giustizia e verità. Ti invio copia della mia tesi. Sperando che sia un primo passo verso la conquista della verità».

La cronaca

Ivan Ciullo

Ivan Ciullo, dj radiofonico, era stato trovato impiccato ad un albero di ulivo il 22 giugno 2015, nelle campagne di Acquarica del Capo. Dopo la scoperta del corpo privo di vita, molti sono stati i dubbi e gli interrogativi su un caso archiviato (per ben due volte) come suicidio. Un’ipotesi alla quale i genitori del giovane non hanno mai creduto, lottando in questi anni alla ricerca della verità, supportati dai propri legali e dai periti che hanno apportato diverse novità al caso riuscendo a far riaprire le indagini.

Nel lavoro di ricerca svolto dalla Landolfo emerge che, “a causa di indagini affrettate”, una certa superficialità nell’analisi della scena del crimine nell’immediatezza
del fatto aveva portato ad una chiusura abbastanza celere del caso, con sua archiviazione; le parti private, esercitando le prerogative attribuite dal codice di procedura penale, attraverso proprie attività di ricerca, hanno poi permesso di riaprire le indagini e di consentite al Pubblico ministero di acquisire elementi estremamente significativi, dei quali mai sarebbe entrato in possesso senza l’attività investigativa delle parti.

La tesi di laurea

La tesi di laurea evidenzia che solo “una collaborazione intensa” tra procura e parti private, tra attività investigativa della parte pubblica e attività di indagine messa in atto dalle parti offese, potrà contribuire a fare luce sulla vicenda, e che ciò potrebbe essere il “modello” a cui fare riferimento per i tanti casi ancora irrisolti del nostro Paese.

La vicenda, ad oggi mostra diversi punti oscuri che attendono ancora di essere ricercati e svelati. Dagli esiti della consulenza tecnica informatica voluta dalla famiglia, infatti, risulterebbe come il cellulare di Ivan Ciullo si trovasse nel centro di Taurisano alle 19.09 ed abbia continuato ad essere attivo fino alle 20.14, mentre secondo i risultati della perizia disposta dalla Procura, l’ora della morte è stata fissata non oltre le 18.30. Ciò che sembra essere certo grazie ai dati del Gps satellitare  è, invece, che l’auto del giovane non si sia spostata da contrada Calie, dove è stato poi ritrovato il corpo senza vita.

«Il mio augurio per la famiglia di Ivan – conclude la Landolfo – è che la verità possa presto emergere e che questo mio lavoro possa aver messo in evidenza le criticità delle indagini svolte all’epoca; auspico, altresì, che il ruolo che le parti private hanno avuto nella ricerca della verità consenta al Pm di avere un supporto determinante nell’indirizzare le indagini verso ciò che sarebbe l’epilogo corretto, e cioè che si inizi a parlare di omicidio».