Casarano sgomenta: nuovi particolari sull’omicidio Potenza

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CASARANO. A 48 ore dal brutale assassinio di Augustino Potenza, si conoscono altri particolari di quanto accaduto nel posteggio vicino al centro commerciale di via Vanoni, intorno alle 18, mentre s’infittiscono – anziché diradarsi – le domande, una più inquietante dell’altra. Una sola arma, il micidiale Kalashnikov. Una quindicina di colpi sparati; almeno sei nel bersaglio dei sicari. Il viso sfigurato e la parte del torace sinistro mentre era seduto nella nuovissima Audi 6000 con targa straniera. Bossoli anche ad alcuni metri di distanza dall’auto, come se l’arrivo della potente moto fuoristrada avesse messo in allarme la vittima. Di conseguenza, deve essere stata alta la possibilità che qualche colpo potesse finire altrove, in un contesto con numerose persone in circolazione. Ma chi ha agito sicuramente non si è posto il problema. Lo scenario scelto – tale da assicurare un rimbombo stordente in tutta la città e oltre – non è stato casuale di sicuro. Si voleva il massimo di clamore, perché i segnali, come la raffica del Kalasnikov, dovevano arrivare con certezza a chi deve intendere dentro l’opaco mondo della criminalità organizzata che non perdona sgarbi o presenze autonome. “La pax mafiosa è stata violata”: la frase del procuratore capo della Direzione distrettuale antimafia, Cataldo Motta, fa pensare. E mette in minoranza coloro che si dicono pronti a giurare che Potenza aveva da almeno due anni, dalla fine cioè dei guai giudiziaria relativi all’uccisione della famiglia Toma a fine anni ’90, era affaccendato in affari del tutto legali: un marchio di scarpe, un altro di prodotti tipici salentini, l’attività di broker finanziario e altri interessi imprenditoriali, dagli stabilimenti balneari alla gestione dei rifiuti. Se una “pace” viene meno in un certo ambiente , si fa notare, è perché uno dei contraenti non è stato ai patti. Patti di che tipo? Potenza aveva ancora le mani nella cocaina, come quando fu beccato dagli investigatori specializzati dei carabinieri nelle campagne tra Matino e Alezio? Era il 23 ottobre del 2006 quando gli trovarono addosso 130mila euro in contanti e due chili di cocaina. In pochi invece credono in città alla “vendetta” consumata da coloro che furono colpiti dagli ammazzamenti a catena per volontà del boss brindisino Emilio Di Emidio, di cui Potenza si diceva fosse il braccio armato. Ma comunque la si veda, non si va oltre le ipotesi. Per il momento. Più concreti gli effetti: il Comitato per la sicurezza si è riunito ieri mattina in Prefettura ed è stato deciso di incrementare la presenza delle forze dell’ordine nella zona del Casaranese, come richiesto dallo stesso Sindaco Gianni Stefano, Dura ormai da un po’ di tempo una sorda ed inquietante fibrillazione, con una escalation impressionante che qualcuno fa risalire all’attentato alla casa del’ex Sindaco Remigio Venuti nel maggio 2015. Quando la Casarano civile scese in piazza con un corteo con tanti giovani, comparvero in città manifestini anonimi che la contrastavano; uno di questi fu appiccicato sul portone del Municipio. E poi le rapine, i furti, gli spari notturni che portano paura e disorientamento. L’autopsia nelle prossime ore dirà qualcos’altro (quanti i colpi hanno raggiunto l’uomo 42enne) e sulla dinamica. Resta lo sfregio mafioso che i due sicari in moto hanno voluto imprimere a fuoco: le pallottole in faccia. Che negli ambienti mafiosi, appunto, è il massimo.