Casarano, il Politecnico dopo la crisi

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I locali dell’ex Cisi e in basso, da sinistra, Barbetta e Baiardo

CASARANO. Sorgerà a Casarano, nei locali dell’ex Cisi, il Politecnico del Made in Italy. Si tratta di una società costituita lo scorso 25 febbraio che si pone l’ambizioso obiettivo di reinserire nel ciclo produttivo la manodopera locale espulsa dai processi produttivi, attraverso una riqualificazione che miri a formare figure professionali da impiegare nella realizzazione di prodotti di fascia alta. Il Politecnico potrà usufruire dell’immobile sito nella zona industriale in virtù di un accordo siglato con la Regione Puglia. Al momento, l’ente potrà contare solo sui 100mila euro messi a disposizione dalle aziende Barbetta di Nardò e Iris Sud di Casarano, quest’ultima dell’imprenditore Giuseppe Baiardo. La dote finanziaria del Politecnico, però, potrebbe aumentare a breve, grazie al coinvolgimento di altri enti e aziende. Sono numerosi, infatti, i soggetti coinvolti nel progetto, dalla Banca popolare pugliese a Confindustria Lecce, dalla Provincia all’UniSalento, dall’Istituto per l’economia del Salento alle aziende Elata, Emmegiemme shoes, Unoerre, Chetta, Ciccarese confezioni, Italian fashion team, Tailor diffusion, Tif Italia. Il Politecnico è presieduto da Luciano Barbetta, titolare dell’omonima azienda.

La vicepresidenza è affidata a Michele Zonno, ex dirigente della Filanto. Chiare le idee di Barbetta: «O si valorizza, su produzioni di altissima fascia,  la manodopera di qualità o per il Salento non ci sarà futuro». Solo in questo modo sarà possibile, così come è avvenuto per la “Iris sud” a Casarano, attrarre investimenti nazionali ed internazionali in controtendenza con la delocalizzazione generalizzata della produzione. Il principio che si sta cercando di rilanciare è quello che, alla lunga, delocalizzare dove il costo della manodopera è basso potrebbe rivelarsi controproducente per le aziende.