“Caro fratello Antonio… cosa non hai fatto nella tua vita?”

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Con una lettera aperta, don Tony Drazza, sacerdote originario di Seclì per quattro anni viceparroco a “San Giuseppe e Pio” a Casarano, già assistente nazionale dei giovani di Azione cattolica, lo scorso marzo nominato segretario particolare di mons. Stefano Russo, segretario generale della Conferenza episcopale italiana, si rivolge al 21enne di Casarano Antonio De Marco, reo-confesso dell’omicidio di Eleonora Manta e Daniele De Santis, avvenuto lo scorso 21 settembre a Lecce.

Antonio De Marco

Caro fratello Antonio,
non smetto di pensarti da giorni. Penso a te, alla tua vita così giovane, a quello che pensi chiuso in una cella di un carcere. Penso ai tuoi genitori, al tuo paese (messo sotto accusa da qualcuno come un posto in cui si coltiva il male). Mi chiedo se pensi alle vite di Eleonora e Daniele che tu hai ucciso con un ferocia inaudita.

E mi chiedo come puoi stare, quali sono i tuoi pensieri e le tue parole in questi giorni. Mi chiedo che cosa hai detto ai tuoi genitori quando ti hanno visto. Sei riuscito a guardarli negli occhi?

Caro fratello Antonio, non mi interessa più che cosa hai fatto, lo sappiamo tutti ormai (purtroppo) e i giornali non perdono occasione per descrivere accuratamente tutto – bigliettini, numero dei passi, telecamere da evitare-, non mi interessa sapere quello che hai fatto i giorni prima e i giorni dopo.

A me interessa che cosa non hai fatto negli anni della tua vita per ridurti così. Che cosa ti è mancato? Dove ti sei nutrito per perdere così il valore della tua umanità? Mi interessa perché, oltre che sentire: “ora basta che buttino la chiave..”, vorrei capire come uomo e prete che cosa si può fare e da dove ripartire. Perché qui nei guai ci siamo tutti sai!

Ma, caro fratello, devi aiutarci tu. Devi tirare tu fuori il coraggio – che purtroppo hai dimostrato nel modo sbagliato- e chiedere qualcuno con cui parlare, a cui affidare le cose della tua vita passata, i tuoi pensieri e i tuoi silenzi. Consegnare alla vita e al cuore di qualcun altro le tue memorie, ma non quelle folli dell’omicidio, ma quelle della tua vita fino a quella decisione.

Prova a venire fuori e lo devi fare per tante persone: per i tuoi genitori e quelli della tua famiglia; lo devi fare per il tuo paese e per le persone che ti hanno conosciuto; lo devi per tutti noi. Perché hai mandato in tilt il nostro cuore e la nostra mente. Perché ci sembra che tutto l’impegno di professori, educatori, genitori, preti sia inutile. Perché sembra che nelle nostre associazioni teniamo i sani, i belli, gli spigliati e non ci accorgiamo dei silenziosi.

Lo devi fare per salvarci, perché l’odio può rapire il cuore di tutti. E ancora una volta abbiamo visto che la ferocia, la disumanità dipende dal nutrimento del cuore e non dal paese o dalla nazione da cui si arriva.
Caro fratello Antonio continuerò a pensarti.

Don Tony Drazza