Capolinea Filanto

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Casarano. «La storia della Filanto si è chiusa oggi perchè non c’è alcuna possibilità di attività produttive e di ricollocazione dei lavoratori». A sancire il capolinea di quello che verrà ricordato come il più grande gruppo industriale del Salento (con 3.500 addetti negli anni d’oro), e tra i più importanti d’Italia, è stato il consulente che cura il concordato preventivo del Gruppo, il professor Antonio Russo, al termine del recente incontro in Provincia quando è stato siglato l’accordo per la cassa integrazione straordinaria, per un altro anno, per 368 (ormai ex) lavoratori.

Dopo nulla più: solo le procedure di licenziamento. Con il concordato preventivo, il Gruppo oggi presieduto da Antonio Sergio Filograna liquida, infatti, Filanto spa (per 110 operai), Zodiaco (132) e Tecnosuole (126) mentre simile sorte dovrebbe spettare a Labor (in 112 sperano ancora nell’eventuale proroga della Cig in deroga per evitare il licenziamento così come i 20 della Prosalca) e Italiana pellami (per 20 operai c’è in vista il concordato preventivo). Resterebbe in vita solo la Leo Shoes capace, in due anni, di assorbire 103 unità alle quali potranno, forse, aggiungersi non più di altri 20 operai della Filanto spa per provare a sopravvivere con il “contoterzismo di qualità”, strategia che finora non ha, però, pagato.

Si chiude ufficialmente un’epoca che in molti hanno considerato “in archivio” già da tempo: «L’azienda non può più produrre», affermò senza mezzi termini, lo scorso autunno, Luigi Prete, il responsabile (di Taurisano) del settore “Risorse umane” della Filanto in uno dei tanti “tavoli tecnici” tenuti in Provincia per provare a rendere meno dolorosa la pillola per cassintegrati e fuoriusciti dal settore, ovvero gli stessi che hanno protestato nei giorni scorsi a Lecce occupando prima la sede dell’Inps e poi la stazione ferroviaria. “Il lavoro è un miraggio”, hanno scritto sui loro striscioni consapevoli di una lotta che punta ormai più ad ottenere la cassa integrazione arretrata (i pagamenti sono fermi  allo scorso novembre) che la conferma di quello che ormai non c’è più: ovvero il posto in fabbrica.

Per la cassa (“l’ultima” anche per Adelchi dove rischiano in 678) non c’è più la copertura finanziaria: lo dicono Inps, Regione e Ministero. Se per la cosiddetta “Ministeriale” i fondi dovrebbero coprire tutto il 2013 (con altri sei mesi di possibile proroga prima della mobilità), per la cassa integrazione straordinaria si naviga a vista.