Capannoni vuoti ma si può ripartire

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Matino. Il cartello “affittasi” non risparmia nessuno: quello ripreso qui sopra si trova nell’area industriale di Matino e non è purtroppo il solo. La zona per le industrie di Casarano rappresenta quasi visivamente la scomparsa della “città-fabbrica” con un declino iniziato una decina di anni fa. I capannoni vengono spogliati; si affittano le aree solari per impiantarvi pannelli (è successo ad un immobile del Gruppo Filanto” proprio a Casarano). Ci si affanna con gli ammorntizzatori sociali, che altro poi non dovrebbero fare che accompagnare il meno traumaticamente possibile gli operai e gli impiegati da un posto di lavoro ad un altro. Ma l’altro c’è?

Tranne alcune eccezioni nello stesso calzaturiero (chi fa gli stivali per i cowboy, chi quelle su misura o di buona qualità) o nell’abbigliamento (nicchie di top quality), il Tac come l’abbiamo conosciuto non può essere un corpo da rianimare. Lo dicono gli studiosi come Valerio Elia, docente di economia presso l’Università del Salento e con un recente passato nello staff tecnico della Regione Puglia, che avverte di un altro rischio: «Il turismo è in esplosione: 50% di presenze in più in dieci anni, mentre il ritmo nazionale è del 3-4%. Ma attenzione: questo settore non può essere l’unica risposta al bisogno di lavoro».

Dove guadare allora, considerato che anche il commercio è entrato in sofferenza? Intanto gli enti locali dovrebbero pensare a come utilizzare meglio i fondi europei “che finora ci sono stati ma con risultati assai deludenti”: si pensi al Pit 8 e 9, ai Patti territoriali, all’Area vasta, in 15 anni sono stati mossi oltre 180 milioni di euro in questa provincia. Ma la crisi sta mordendo a fondo lo stesso. Ora c’è questa ulteriore possibilità fino al 2020. «Si pensi a come invertire la tendenza negativa e a non ripetere gli errori nella programmazione fatti nel 2007-2013», dice il prof. Elia. Sul tavolo delle possibilità il ciclo della lavorazione dei rifiuti; il miglioramento e l’ampliamento dell’offerta turistica; la promozione degli incentivi per l’apprendistato qui; la ricerca dell’Università sposata al territorio; il pieno utilizzo dei Gal, l’agricoltura di qualità, come l’artigianato. Coraggio.

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