Lucia Spiri con alcuni testimonial della sua battaglia

Gallipoli – Le richieste aumentano ma l’importazione di cannabis resta quella di sempre – cioè insufficiente – con i malati costretti, soprattutto nel mesi di inizio anno, a lesinare le dosi presso le farmacie ospedaliere o addirittura interrompere i trattamenti per uno e anche due mesi. E le proteste ogni anno si rinnovano da parte di pazienti con patologie gravi ed altamente invalidanti come la sclerosi multipla, la sclerosi laterale amiotrofica, il glaucoma, le neoplasie, i malati terminali.

Anche quest’anno da Racale – e da altre parti d’Italia è partito l’ennesimo appello al governo dai diretti interessati. Dall’associazione “LapianTiamo” nata nel 2000, Lucia Spiri affetta da sclerosi multipla, ha scritto al ministro della Salute Giulia Grillo, che peraltro ha incontrato i sodalizi sparsi un po’ per tutta Italia la scorsa estate. Spiri illustra al ministro per informarla della “grave situazione che sta interessando per l’ennesima volta i pazienti che effettuano il trattamento con cannabis”. Anche quelli pugliesi, che pure godono di una legislazione avanzata varata durante la presidenza Vendola.

Il suo “ultimo appello di aiuto” la protagonista di molte battaglie sottolinea un altro “periodo di discontinuità nella erogazione del farmaco ricavato dalla marijuana e che per questo ha innescato in passato pesanti scontri politici e mediatici. “Si parla di un blocco nella fornitura di due mesi: una discontinuità terapeutica mai vista per altri farmaci”, sottolinea Lucia Spiri, che da paziente descrive gli effetti per la mancata cura: spasmi, spasticità, disturbi vescicolari, dolori diffusi.

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I dirigenti ed i sanitari dell’Asl si stringono nelle spalle: loro raccolgono le richieste indirizzate all’Area farmaceutica e poi girano il fabbisogno allo Stabilimento chimico farmaceutico militare di Firenze, unico ente autorizzato alla coltivazione nei suoi vivai, e poi comincia l’attesa. “A gennaio e febbraio abbiamo sempre i soliti problemi di approvvigionamento – rispondono al cronista – perché il rifornimento dall’Olanda, la principale fornitrice, tarda ad arrivare”.

La cannabis a scopo terapeutico infatti solo in mina parte viene prodotta in Italia, appunto presso lo Stabilimento di Firenze. Per il resto viene importata appunto dai Paesi Bassi che ne producono tanta da poterla esportare in altri Paesi (una minima quota arriva anche dalla Germania). Sul finire dello scorso dicembre il Ministero della salute ha annunciato l’aumento delle quantità importate: dai 350 chilogrammi del 2017 si passerà ai mille per il 2019.

Ma evidentemente ancora gli effetti sperati non si sono avuti. “Probabilmente – spiegano all’Asl – l’incremento della domanda non è facile da sostenere in breve tempo. L’estrazione del principio attivo e del preparato vegetale a base di cannabis FM2 è, peraltro, frutto di un procedimento del tutto manuale, da vecchio farmacista. Ma questa dipendenza dal mercato olandese o comunque estero dovrebbe essere ormai prossima a risolversi.

Aprite la coltivazione ad aziende private Alle porte premono anche alcune associazioni agricole italiane che hanno accolto con favore l’annuncio di un prossimo “avviso pubblico” da parte del Ministero per raccogliere eventuali disponibilità. Che ci sono: si chiamano Coldiretti e Confagricoltura con tutti i loro associati. L’obiettivo è l’apertura a soggetti privati della coltivazione della cannabis per far fronte una volta per tutte alla carenza di medicinale.

Potrebbero nascere 10mila posti di lavoro “Portare avanti un progetto di filiera italiana al 100% che unisca l’agricoltura all’industria farmaceutica potrebbe essere un gran passo avanti per l’economia agricola italiana”, hanno rimarcato le due organizzazioni agricole. Secondo un loro studio, coltivare cannabis a scopo medico potrebbe fruttare un fatturato di un miliardo 400 milioni e circa 10mila posti di lavoro. C’è solo da portare a compimento quanto già il precedente governo aveva avviato con un emendamento alla Finanziaria del 2017.

 

 

 

 

 

 

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