Calunnia ai danni dell’ex senatore Barba: è definitiva la condanna per un imprenditore di Gallipoli

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Gallipoli – Il ricorso in Cassazione viene dichiarato “inammissibile” e la condanna per calunnia ai danni dell’ex senatore Vincenzo Barba diventa definitiva. In Appello era stato l’imprenditore gallipolino Antonio Calvi a venir condannato con l’accusa di calunnia a 2 anni e 9 mesi di reclusione, venendo invece assolto dal reato di falsità in scrittura privata.

La vicenda risale a circa 20 anni fa e riguarda la contesa sulla proprietà di due immobili (ubicati a Gallipoli) acquistati all’asta dall’allora consigliere comunale Alessandro Buccarella, con il supporto economico fornito da Barba. Secondo l’accusa Calvi avrebbe dichiarato il falso, sottoscrivendo un mandato (in data 9 dicembre 2000) senza la necessaria legittimazione, per poter poter rientrare in possesso degli immobili, in precedenza di proprietà del padre.

Querele e controquerele

Per questo Barba e Buccarella denunciarono Calvi ,con l’accusa di falsità in scrittura privata (per il mandato in questione), ma poi lo stesso Calvi nel giugno del 2011 presentò una controquerela nei confronti dei due perché, a suo dire, nel dicembre del 2000 un mandato “senza rappresentanza” era stato conferito per l’acquisto dei due immobili. nel 2014, in primo grado, Calvi fu condannato a tre anni.

 

 

Calvì così denunciò per calunnia i suoi interlocutori. Per fare ordine in tutta la vicenda e per comprendere chi fosse nel torto e chi nel giusto, il sostituto procuratore Stefania Mininni, nel corso delle indagini, dispose una consulenza grafologica e la perizia accertò come la firma sul mandato non fosse stata apposta da Buccarella. La consulenza, in tal modo, sbugiardò la ricostruzione dei fatti sostenuta da Calvi.