Brutta scoperta a Otranto dal cantiere del gasdotto Poseidon: sottoterra c’è amianto. “Subito monitoraggi”

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Otranto – C’è dell’amianto in una vecchia discarica: è emerso durante i lavori del gasdotto proveniente dalla Grecia e chiamato Poseidon. La stazione di misura, prevista dal progetto della società italo francese ed approvato nel 2011, ricade proprio su quella che era una discarica destinata a ricevere carcasse di automobili, resti di elettrodomestici, materiali edili, metalli vari e altri scarti simili.

La discarica, attiva negli anni ’70 e ’80, si chiama Bandino, è estesa per tre ettari. L’indesiderato e pericoloso materiale fatto di fibre sottilissime che raggiungono i polmoni ammalandoli, è venuto fuori mentre il cantiere, avviato a maggio scorso, era alla ricerca di eventuali residuati bellici. Invece sono spuntate le eternit.

Informati Comune e Regione

La Poseidon EastMed ne ha dato comunicazione a Comune, Provincia e Regione. Come previsto nel contratto sarà cura della società realizzatrice del gasdotto provvedere a delimitare l’area infettata dall’amianto ed a bonificarla, verificando se sia stata inquinata la falda acquifera.

È necessario assicurare monitoraggi e verifiche approfondite sul terreno in contrada San Nicola a Otranto, dove è prevista la costruzione della stazione di misura. Sul sito infatti – afferma il consigliere regionale Cristian Casili di Nardò, tra i primi ad intervenire sul caso –  insiste la vecchia discarica Bandino, dove in passato sono stati smaltiti, tra l’altro, rifiuti contenenti amianto. Ho richiesto ad Arpa (l’agenzia regionale per l’ambiente, ndr) di conoscere il programma degli operazioni di messa in sicurezza proposto dalla società e quali saranno le modalità di intervento”.

La scoperta potrebbe bloccare il progetto

Cristian Casili

È necessario capire se la presenza di amianto e di altri rifiuti – continua Casili – abbia prodotto contaminazioni delle matrici ambientali accertando attraverso indagini preliminari eventuali rischi. È importante inoltre capire se sia necessario estendere le indagini anche alle aree limitrofe e se il sito sia idoneo ad ospitare i lavori da realizzare. Ciò in quanto un’eventuale presenza di amianto tombato tal quale – conclude l’esponente pentastellato – renderebbe alquanto difficoltosa la bonifica e rischiose le lavorazioni che riguardano la parte superficiale del suolo, rendendo di fatto problematico qualsiasi intervento di trasformazione del lotto interessato”.