Bontà salentine da esportazione: il cappero di Racale conquista i ristoranti milanesi

3453
Michela Reginato e Paolo Piacentini

Racale – Il cappero di Racale sulle pizze dei ristoranti “Cocciuto”, a Milano. “Abbiamo avviato un percorso di ricerca cercando di prendere sempre il meglio del nostro territorio”  racconta Michela Reginato, proprietaria insieme a Paolo Piacentini dei tre locali milanesi.

È stata una ricerca lunga, ma che ci ha gratificati perché il cappero di Racale è un prodotto di altissima qualità, tra i meno conosciuti. Così abbiamo cominciato a impiegarlo inserendolo in una nostra pizza, la Cetara e, da due anni circa, è con noi”.

Dagli anni ’70 a oggi, la tradizione continua

Pizza ai capperi

Non è la prima volta che il “cappero di Racale” compare nei menu: nella vicina Felline lo ha scelto Auellì, mentre a Lecce lo hanno utilizzato fra gli altri il Duo ristorante e il Bros’.

Racale vanta un certo peso nella produzione del cappero: negli anni ’70 era tra i produttori leader e oggi alcune aziende locali lo esportano raggiungendo anche Pantelleria, dove l’arbusto ha ottenuto da tempo il riconoscimento Igp.

Caro: “Aumentata la richiesta”

Daniele Caro

Il cappero da sempre è considerato una coltura a basso reddito – sostiene il giovane agrotecnico racalino Daniele Caro – quindi poco valorizzata. Ma recentemente è aumentata la richiesta, passando così da una raccolta esclusivamente a uso famigliare alla raccolta e lavorazione di livello industriale”.

Oltre a questa pianta, il territorio di Racale annovera diversi prodotti tipici: come la patata (tubero che confluisce nel marchio Dop di Galatina) e il pomodoro, il cui colore rosso molto accesso – sua caratteristica principale – ha conquistato anche i Comuni del Capo di Leuca, che lo hanno adottato.

(Mattia Chetta)