Basta plastica: ecco due o tre cose che si possono fare subito

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Una ricerca fatta da una autorevole onlus, Orb Media, in collaborazione con prestigiose università americane, ha prodotto uno studio su 259 bottiglie di plastica di 11 marche comprate in 9  paesi diversi e ha annunciato che la plastica si è infilata oltre che nel mare, nei pesci, nelle catene alimentari, nelle spiagge, nei giardini, nelle nostre strade, anche nell’acqua che comunemente compriamo e  beviamo.

Secondo questa ricerca il 93 % dell’acqua imbottigliata contiene in media 10 particelle di plastica per litro delle dimensioni di 100 micron (0,10 millimetri) e il polipropilene, usato per produrre i tappi, è la sostanza più frequente.

La domanda che mi sorge spontanea è: quali e quanti saranno i danni alla nostra salute causati da queste microscopiche fibre di plastica ritrovate nell’acqua contenuta nelle bottiglie di plastica che continuamente compriamo e utilizziamo per dissetarci?

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Ritengo che sia passato il tempo dell’indignazione e delle proteste sterili, e che sia arrivato il momento di avere un obiettivo scolpito nelle nostre teste: dobbiamo ridurre il consumo di plastica.

Come farlo? Con piccoli e normali gesti di vita quotidiana che partono da ognuno di noi, dalle scuole, dalle associazioni, dalla nostra città.

Il “No plastica” dovrebbe essere una sorta di narrazione del cambiamento che in contrapposizione alle formali risate degli scettici contrappone la semplicità di piccoli gesti fatti da ognuno di noi e che portano all’obiettivo di diminuire l’uso della plastica, lo scarto e l’eventuale riciclo della prepotente plastica. Prima di tutto iniziamo a  eliminare dai nostri consumi gli oggetti di plastica monouso, che tra l’altro sulle nostre tavole addobbate non sono per niente belli da vedere.

Per fare questo ci aiuta e ci obbliga la recente direttiva del Consiglio e del Parlamento europeo del 5 Giugno 2019 sulla “riduzione della incidenza di determinati prodotti di plastica sull’ambiente”, che recita che dal 2021 saranno vietate posate, piatti, cannucce, mescolatori per bevande, contenitori per cibo da asporto, ecc.

Ancora ci aiuta e ci sollecita il Manifesto per un Green new deal europeo che recita testualmente: “le microplastiche presenti in diversi prodotti e plastiche monouso devono essere eliminate e sostituite con prodotti biodegradabili”.

Ancora, ci aiutano e ci danno un concreto esempio le centinaia di città italiane, tra cui le vicine Taranto e Otranto, che da tempo hanno anticipato le direttive europee vietando l’utilizzo  di oggetti di plastica monouso.

E allora? Sentiamoci e cerchiamo di agire, ognuno con un compito individuale e collettivo per promuovere, decidere e iniziare una battaglia per il no alla plastica.

Nelle scuole sostituiamo le bottigliette di plastica con borracce di alluminio riempiendole magari da un rubinetto ecologico nella stessa scuola che produce acqua microfiltrata e persino refrigerata.

L’Amministrazione comunale che ha l’obbligo, in base alla normativa vigente, “di predisporre ogni azione idonea a prevenire e ridurre la quantità di rifiuti e le buone pratiche per favorire il massimo recupero di risorse e la non dispersione delle stesse nell’ambiente”, può predisporre con un’ordinanza il graduale divieto soprattutto per la commercializzazione e l’uso di contenitori e delle stoviglie monouso e non biologico.

Le associazioni, i circoli, le famiglie potrebbero man mano mettere al bando le posate di plastica che – ripeto – sono esteticamente brutte da vedere sulle nostre tavole e diventerebbero più allegre, colorate e divertenti.

Iniziamo a dare qualche buon esempio di come nelle nostre case stiamo riducendo la plastica, raccontiamolo, facciamolo circolare con il passaparola, il gioco dell’imitazione. Sono convinto che la riduzione della plastica non sarà più una velleità tardo-ambientalista, ma diventerà uno stile di vita condiviso, utile e indispensabile per il nostro futuro.

Pantaleone Pagliula – Nardò

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