Mellone, perché Nardò non ne può più.

Leggo che dalle parti di Mellone non hanno perso la brutta abitudine di ridurre penosamente tutto alle offese agli avversari. Non intendo stare al gioco degli insulti e delle provocazioni. Nardò merita un confronto politico all’altezza della sua storia. È finita la festa per chi spera di guadagnare potere e cariche solo denigrando chi la pensa diversamente. Invito gli ex giovani dirigenti del partito di Mellone, purtroppo per loro invecchiati troppo in fretta, a dare più ascolto alle attese dei neritini, anziché alla loro debordante bulimia. Ora governano. Non pensino di cavarsela insultando me. I cittadini vogliono Nardò  più viva e più pulita, strade senza erbacce che non diventino nel tempo arbusti con tronco e corteccia, cantieri veri e non rotatorie in pieno centro, tasse meno alte dopo tanti anni di urlati proclami, polizia municipale più presente, uffici comunali più efficienti, amministratori più competenti e più umili, magari anche un po’ coerenti e non voltagabbana senza scrupoli, meno spreco di denaro pubblico, trasparenza e legalità nella concessione di incarichi e di beni pubblici, vicinanza autentica al mondo del lavoro autonomo e delle partite Iva, rispetto per il mondo dell’associazionismo e del volontariato laico e delle  parrocchie, la riattivazione del programma di nuove reti fognarie nelle marine, incredibilmente interrotto, un litorale non inquinato, il torrente Asso e la discarica di Castellino bonificati, musei aperti, un centro storico che torni a rivivere e non muoia soffocato dell’arroganza di chi governa, il piano urbanistico.

Dovevano inaugurare il nuovo palazzetto dello sport e, invece, ogni due settimane, srotolano e tagliano nastri, tutti in posa, nello stesso androne dell’ex ospedale. Rinnovano, con questo ammuffitto rito delle inaugurazioni di opere già inaugurate infinite volte, una boriosa ostentazione di sfrontata inconcludenza.

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È per tutto questo che i cittadini non vedono l’ora di cambiare.

Marcello Risi

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