Avviso a chi usa treni Fse: cancellati a nostra insaputa

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Avviso, tramite “Piazzasalento”, a chi si appresta a usare i treni della Sud est: non basta più preventivare un fisiologico ritardo di 10 minuti- un quarto d’ora (quando va bene), bisogna mettere anche in conto che il treno venga soppresso. All’ultimo minuto, però, senza possibilità di informazione alcuna per i viaggiatori che arrivano in biglietteria e si sentono dire che il treno non c’è, bisogna aspettare il prossimo. Si è aggiunta questa ultima novità nell’ultimo periodo. Il motivo, dicono, è che le macchine sono rotte, non ci sono soldi per ripararle, le officine vantano crediti pregressi e quindi non sarebbero propense a intervenire. Chi ne fa le spese? Studenti che arrivano tardi a scuola, pendolari che perdono appuntamenti importanti, ignari turisti che subiscono questo impatto in una terra tanto decantata dai media. In un’ intervista di qualche settimana fa, il commissario Andrea Viero, nominato dal ministro Delrio per sanare la situazione dell’azienda, si meravigliava dell’atteggiamento dei viaggiatori che sembrano capaci di sopportare passivamente tutto. In realtà ci portiamo dietro da secoli un atteggiamento fatalistico al limite con la “non speranza” . Termine azzeccato: i viaggiatori della Sud Est sono nella situazione della “non speranza” per cui ritengono inutile ogni contestazione, rassegnati a tutto perché non credono che la protesta possa avere esiti positivi. Atteggiamento che c’è anche tra gli addetti ai lavori: se un viaggiatore vuole protestare e scrivere sul registro delle “lamentele”, il personale che te lo fornisce dice che sì, c’è chi legge, ma tanto non serve a niente. I conti, in verità, si devono fare con la mancanza di materia prima, i soldi necessari per pagare i debiti, rinnovare il parco macchine. tutto il resto, pare di capire, non serve a niente. Ora un suggerimento di fronte alla soppressione “a nostra insaputa” dei treni: che qualcuno studi i flussi dei passeggeri, veda di quali corse si può fare a meno senza provocare molti danni (forse quelle di metà mattina) e si garantisca un servizio minimo, ma sicuro.
Lettera firmata – Gallipoli