“Avviate il depuratore di Porto Cesareo”: ancora proteste. Ma il gioco si svolge altrove, tra Regione e Comune di Nardò e il Ministero

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Porto Cesareo – “È impensabile che nel 2021 una realtà come quella di Porto Cesareo, che durante il periodo estivo supera le 100mila presenze, non abbia ancora una rete fognaria. Abbiamo un depuratore nuovo, costato milioni di euro, mai entrato in funzione. È ora di dire basta e di farlo insieme”: lo ha affermato il Sindaco di Porto Cesareo, Silvia Tarantino, al termine di una manifestazione di protesta proprio davanti all’impianto di depurazione dei reflui fognari in località Bellanova, aggiungendo che sta per nascere un comitato civico.

Insieme agli amministratori comunali, alle associazioni come Legambiente, Wwf, Italia Nostra, Mediterraneamente e ad altri sodalizi operanti in paese, dagli operatori turistici ai pescatori e agli Scout, anche un gruppo di attivisti di Movimento Regione Salento col consigliere regionale Paolo Pagliaro e a cui aderisce il vicesindaco Anna Peluso.

Primo lotto di fognatura finito

Il “diritto di civiltà” che si reclama è l’attivazione del depuratore ora che almeno una parte della rete fognaria cittadina è stata realizzata e collaudata e collegata a quella di Nardò, mentre sono in corso i lavori per ultimare la restante parte. In assenza di un recapito depurativo, dove vanno a finire i liquami domestici?

L’inquietante interrogativo era stato sollevato qualche giorno fa da Legambiente locale, con una diffida formale al commissario straordinario, ingegnere Maurizio Giugni,  chiamato a dirimere un confronto che è assai prossimo a diventare scontro.

Il commissario unico: “Scelte politiche”

Da una parte la Regione col presidente Michele Emiliano e il Comune di Nardò col Sindaco Giuseppe Mellone, su posizioni di “scarico a mare zero”  il Ministero dell’Ambiente che ha affermato in più occasioni che “non sussistono le condizioni necessarie prescritte dalle norme affinché il divieto di scarico nel suolo possa essere derogato”, decreto legislativo 152 del 2006.

Proprio il commissario Giugni lo richiama nella risposta inviata a Legambiente di Porto Cesareo, in merito alla diffida in arrivo nei confronti della Regione. Dopo aver accennato ai numerosi incontri nel tentativo di superare lo stallo sullo scarico finale (quello attuale nel mare di Torre Inserraglio per i reflui depurati di Nardò dovrebbe smaltire quelli di Porto Cesareo), il commissario unico così conclude: “E’ evidente che si tratta di scelte, quelle degli enti locali e territoriali, e specifiche competenze, quelle del Ministero in ordine ad una eventuale deroga della normativa”.

Scarico a mare inevitabile

Se lo scarico a mare, soprattutto per i mesi di troppo pieno sembra essere del tutto inevitabile salvo modifiche legislative, e se le pressioni dell’Unione europea non accennano ad allentarsi per la conclamata infrazione per i ritardi dell’opera, dalla sponda neretina pare sia stata avanzata una proposta di compromesso.

Nella posta in gioco sarebbe entrata anche l’Area marina protetta di Porto Cesareo che, com’è noto lambisce il mare del versante nord di Nardò Il punto d’incontro prefigurato vedrebbe il disco verde alle esigenze, corroborate da norme precise, di Porto Cesareo in cambio di un “completamento” dell’Area marina protetta che dovrebbe chiamarsi di Nardò e Porto Cesareo.

In ballo la denominazione dell’Area protetta

Non accettano questa nuova denominazione i cesarini, che si vogliono tenere ben stretto questo gioiello di natura ambientale e turistica e che porta solo il nome di un paese. I neretini siedono negli organi di gestione dell’Area ma – si ribadisce perentoriamente – non possono chiedere altro. Scartato insomma come finale di partita l’1 -1.