Autonomia aumentata: i presidenti delle Regioni del Sud incredibilmente assenti e muti

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Rocco Palese

I Governatori del Sud sono inspiegabilmente, completamente assenti dal dibattito sull’autonomia. Né risulta che nessuno di loro abbia risposto al solitario e tardivo appello del Governatore della Calabria, Oliverio, a fare fronte comune contro il provvedimento mettendo a punto un percorso e un documento di tutti i Presidenti delle Regioni meridionali.

Mentre i presidenti di Lombardia, Veneto ed Emilia rappresentano i legittimi, ma assolutamente non condivisibili, interessi dei loro cittadini, i presidenti del Sud tra loro sembrano non parlarsi neanche. Né consola in alcun modo (anzi!) che il vicepresidente del Consiglio Di Maio si erga a paladino del Sud, posto che nel recente passato non è capitato una volta sola che, solo dopo aver appoggiato e approvato provvedimenti evidentemente non ben approfonditi, abbia accusato non meglio identificate ‘manine’ di aver modificato quei provvedimenti.

Il Governo sta per approvare un provvedimento ‘eversivo’, ben peggiore di secessione e devolution di cui si parlava negli anni scorsi, perché il vero obiettivo della riforma è smontare l’impianto di garanzia e tutela dei diritti sociali e civili di tutti i cittadini italiani previsti dalla Costituzione, a vantaggio di pochi e, di fatto, distruggere l’attuale assetto dello Stato previsto dalla Costituzione senza i passaggi richiesti per una modifica costituzionale.

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L’autonomia differenziata voluta e imposta al Governo da Fontana e Zaia è ‘talebana’, al punto tale che sono addirittura loro (e non già i presidenti del Sud, come sarebbe normale che fosse) a mettere paletti e a porre sul tavolo del Governo ‘temi irrinunciabili’ su cui ottenere più autonomia e più soldi a discapito delle altre Regioni. Sono talmente sicuri di poter battere i pugni che sono rei confessi e ammettono di voler fare per altre 23 materie quello che di fatto è già successo per la Sanità. E tutti ricordano come è andata: i criteri di riparto del Fondo sanitario nazionale, cambiati a partire dal 1997 per volontà delle Regioni del Nord, sono talmente penalizzanti per il Sud che la sola Puglia, a parità di abitanti con Emilia e Veneto, perde 400 milioni di euro l’anno per un totale di 8,4 miliardi persi dal ’97 ad oggi.

Trovo oltraggioso e offensivo che si vada in tv a dire che se i cittadini del Sud vogliono una Sanità più efficiente senza viaggi della speranza verso il Nord, si deve approvare l’autonomia differenziata.

Pensano davvero che al Sud siamo diventati tutti cretini?

Sarebbe interessante vedere Fontana e Zaia amministrare la Sanità con queste minori entrate e poi verificare il dato sulla mobilità passiva. Nel solo 2018 la mobilità passiva sanitaria verso il Nord ha portato via ben 5 miliardi di euro dalle casse delle Regioni del Sud alle casse delle Regioni del Nord. Quindi per il Sud oltre al danno e alla penalizzazione di minori risorse anche la beffa di ritrovarsi a finanziare i servizi sanitari delle Regioni del Nord. E si vorrebbe fare lo stesso per altre 23 materie, tra cui servizi sociali, scuola, università, beni culturali, trasporti e così via. Il tutto con testi segreti o secretati, ‘avvertenze’ del Dipartimento affari giuridici della Presidenza del Consiglio sul rischio di violare e cambiare articoli della Costituzione senza il giusto coinvolgimento del Parlamento, che lungi dall’essere costituzionalmente garantito, in questo contesto paradossale diviene addirittura argomento di trattativa tra Lega e 5 Stelle così come non si capisce se, come e quando sarà investita della materia l’unica sede istituzionale deputata a discutere di ciò, ossia la Conferenza Stato – Regioni. 

Il percorso egoista di Veneto, Emilia e Lombardia verso questa follia autonomista appare così privo di ostacoli che adesso vuole provarci anche il Piemonte. Peraltro quel percorso è frutto di un referendum farlocco con cui veniva chiesto ai cittadini di quelle regioni se erano d’accordo acché il surplus fiscale rimanesse in capo alla loro Regione. È come chiedere a un bambino se vuole un barattolo di Nutella.

Ma i presidenti delle Regioni del Sud dove sono? Cosa fanno? Leggono almeno i giornali? Pensano di fare qualcosa di istituzionale o di clamoroso per difendere le istanze dei propri cittadini? Dinanzi a un simile rischio di omicidio premeditato per il Sud e di vilipendio delle prerogative del Parlamento e degli articoli della Costituzione che definiscono l’assetto dello Stato, i principi di equità e coesione e la garanzia di erogazione dei servizi essenziali ai cittadini come Sanità e Servizi sociali, questi Governatori non pensano almeno di chiedere la convocazione d’urgenza della Conferenza delle Regioni e poi della Stato-Regioni?

Presidenti di regioni del Sud e parlamentari meridionali di tutti gli schieramenti non ritengono essenziale e urgente chiedere un incontro al presidente della Repubblica, custode della Costituzione e garante delle regole e dell’assetto democratico del paese? Sono tutti conniventi?

Il paradosso dei paradossi, poi, è che questo Governo sta ammazzando il Sud dopo essere arrivato al potere con i voti del Sud. Ma oggi, evidentemente, il Mezzogiorno in Parlamento è rimasto politicamente privo di rappresentanza e di difesa e a livello locale i presidenti delle Regioni sembrano avere più motivi per tacere che per protestare e lottare per la sopravvivenza dei propri cittadini. Ma i presidenti delle Regioni del Nord e la Lega pensano davvero che questa sia una priorità per famiglie e imprese italiane? Oppure è solo una cambiale elettorale? 

Rocco Palese – Presicce-Acquarica

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