Aumenta ancora il numero dei medici contagiati e non più operativi. Cosa accade quando un medico esce di scena per forza

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Gallipoli – A Bari quattro medici chirurghi del Policlinico sono risultati oggi positivi al Coronavirus. Vanno ad aggiungersi a quelli di Altamura dove dei 24 casi di contagiati 18 sono medici. Venticinque operatori sanitari nel Salento: quattro infermieri a Gallipoli, dove si attendono i risultati dei tamponi rifatti a circa 60 persone; sette all’ospedale “Vito Fazzi” di Lecce; tre in una clinica leccese e 12 a Copertino.

L’elenco si allunga e rafforza una emergenza nell’emergenza: i medici e infermieri colpiti dal male che erano impegnati a contrastare. I casi ormai giornalieri rafforzano anche l’allarme che organizzazioni sindacali (come il Simmg) e l’Ordine professionale.

Assistiti lasciati senza più medico di famiglia

Medici in corsia ma anche i medici negli studi o in strutture socioassistenziali. Il gruppo di medici associati entrati in quarantena dopo un contagio che a Campi salentino aveva aveva colpito uno di loro di Novoli ha, come involontaria conseguenza, lasciato senza più medici di famiglia oltre 7mila persone.

Quanto accaduto in una Rsa di Soleto ha comportato il coinvolgimento clinico di alcuni operatori sociosanitari (Oss). Altra conseguenza  sono le sanificazioni dei locali, reparti, studi medici, strutture sanitarie, oltre alle quarantene che hanno coinvolto finora centinaia di persone, con un picco a Copertino e nel territorio vicino.

Protezioni individuali e tamponi

Questa finora ininterrotta catena di incidenti professionali, che rischia di produrre a loro volta altre infezioni da Coronavirus fino a quando non vengono diagnosticate, ha alla fine condotto la direzione generale dell’Asl di Lecce a cominciare a realizzare due condizioni importanti di difesa del personale impegnato in prima linea.

Sono state infatti accolte le due indicazioni definite “prioritarie” dal proponente Ordine dei medici di Lecce, presieduto dal dottor Donato De Giorgi: i dispositivi di protezione personale da fornire al più presto, vale a dire mascherine, calzari, tute e visiere.

La raccomandazione dei medici lombardi

Uguale priorità la somministrazione del tampone a tutti gli operatori sanitari, naturalmente a partire da coloro che sono esposti – in questa particolare e terribile epidemia – a lavorare in reparti di emergenza urgenza.

L’obiettivo di fondo è campale nella guerra in corso: evitare il più possibile che gli ospedali diventino da luoghi di cura a focolai d’infezione polmonare. Lo hanno detto e ripetuto i medici lombardi della prima zona rossa, come errore da non fare assolutamente, quello cioè della scarsa cura delle condizioni in cui operano gli addetti ai lavori  in un contesto dal contagio facilissimo. E’ maturata anche qui, a quanto pare dalle dichiarazioni, questa consapevolezza.