Aspetto posta al numero civico 1037

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fernando d'aprileC’erano una volta i postini. Col farmacista e il parroco, sapevano tutto di tutti. Storie d’amore e di addii, missive con destinatari dello schermo; genitori con figli lontani e in crisi; solleciti e ingiunzioni imbarazzanti. Tutto capivano da una semplice frequenza, da un prolungato silenzio, da ritorni gravidi di attese. Poi arrivò l’era della comunicazione che più non si può: dal caffè o dal bagno, dal divano o in autobus, si parla con chi vuoi tu, si ride, ci si scambia foto e pure insulti. Non c’è più bisogno di francobolli né di buste per far arrivare a destinazione uno scritto tramite clic. È il progresso inarrestabile, che scioglie le lingue (anche quelle che non hanno nulla da dire) e annulla le competenze. Poi scopri che l’e mail non ha ucciso lettere e raccomandate, che infatti giacciono (come accaduto nel mese scorso) a tonnellate nei magazzini postali; che i postini sono sempre pochi, zampettano da un paese all’altro ogni tre-quattro settimane, non sanno più niente di nessuno. Smarriti cercatori di recapiti inesistenti. “Guardi qui, via Bellini numero 1034… ma come faccio se neanche i diretti interessati segnalano l’errore?”. E noi come facciamo a ricevere gli auguri di Natale a dicembre e non a Pasqua?

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