Artisti “a nudo” per denunciare la crisi del settore: il progetto fotografico di Giuliano Sabato

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Giuliano Sabato

Racale – Sono stati i primi a fermarsi a causa delle norme di contenimento anti Covid-19 e ora, senza le giuste misure di sostegno, corrono il rischio di finire sul lastrico. Sono gli amatori e i professionisti della cultura e dello spettacolo, donne e uomini troppe volte ignorati dai provvedimenti delle istituzioni e continuamente lasciati ai margini, considerati talvolta “lavoratori di serie B”.

Ester Giannelli, di Racale

L’emergenza sanitaria da Coronavirus ha paralizzato un intero settore, mettendo in ginocchio il mondo della danza, della recitazione e della musica, con grosse perdite in termini economici oltre che a un immobilismo professionale che non si vedeva da anni. Una situazione che il fotografo Giuliano Sabato (di Racale) ha deciso di denunciare attraverso il progetto “Spogliàti”.

Arte e cultura senza tutele 

Gli scatti sono visibili sul suo sito internet dell’artista. Si tratta di una raccolta di nudi volta a testimoniare le difficoltà di musicisti, fotografi e attori, protagonisti di un’emergenza che diventa sempre più impellente e che vedono compromessa la ripartenza degli spettacoli dal vivo. “Hanno smesso di riunire gente – scrive nella prefazione l’attore Marco Antonio Romano –, di incontrare uomini e donne, di emozionare”. 

Il progetto denuncia la preoccupazione di artisti vittime di mancate attenzioni e tutele, cerca di rompere un silenzio che si potrebbe protrarre ancora per molto altro tempo. In queste settimane, questo silenzio è stato aggirato “condannando” gli operatori del settore a esibirsi sui social, “magra consolazione che appaga ma non paga”.

La storia li ha fermati, qualcuno li ha spogliàti – racconta ancora Romano –. Nel silenzio di chi avrebbe potuto guardare alle categorie di artisti non tutelate ben prima di un’emergenza virale, facciamo diventare virali questi scatti del fotografo Giuliano Sabato. Sarà un modo per denunciare che anche gli artisti meritano attenzione. E diritti. I tanti senza voce sono in attesa. Di rimettere i vestiti, riprendere in mano gli attrezzi del mestiere e tornare ad andare in giro per le strade, per le piazze, per i teatri. A raccontare il mondo. Un mondo senza mascherina, e senza maschera”. 

Mattia Chetta