Gallipoli – Tornano a farsi sentire i licenziati di Gallipoli (otto) ed Alezio (due), ex dipendenti della Gial Plast dapprima sospesi e poi allontanati dall’azienda come misura conseguente all’interdittiva antimafia che ha colpito anche i vertici dell’azienda di Taviano.

L’appuntamento è fissato per giovedì mattina in via Pavia, sede degli uffici comunali. “E’ nostra intenzione procedere ad oltranza, per tutta la giornata (giovedì il Comune è aperto anche di pomeriggio, ndr) con l’obiettivo di poter riuscire ad avere un colloquo diretto con il Prefetto di Lecce”.

Venerdì scorso i licenziati e i loro sindacalisti hanno partecipato all’ultima riunione in ordine di tempo proprio in Prefettura a Lecce, ma con interlocutori i due commissari nominati per la gestione della società tavianese, una tra le più importanti della Puglia. Ma i risultati – innanzitutto in termini di chiarezza normativa e di applicazione delle stesse norme – evidentemente non sono stati soddisfacenti.

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“Continuiamo a non capire – dicono gli addetti al servizio rifiuti – come mai gli stessi amministratori della società che sarebbe infiltrata dalla criminalità, sono di recente stati nominati dai commissari, uno per seguire il cantiere di Gallipoli e un altro per i cantiere nel Foggiano”. Restano in attesa anche di sapere “come mai il periodo di sospensione che può durare massimo dieci giorni, nel nostro caso sia stato di quaranta giorni”.

Tattiche legali Mentre si attendono risposte, i neodisoccupati (dal 15 giugno dovrebbero ricevere il primo sussidio per la perdita del lavoro) guardano con attenzione alle diverse tattiche legali messe in campo finora. In due hanno scelto la strada del ricorso ex articolo 700 del codice di procedura civile, con procedimento urgente. L’udienza è fissata per metà luglio. Un precedente in materia parla del ricorrente vittorioso (con nelle tasche l’indennità stabilita dal giudice) ma senza più lavoro.

Più interessante ai loro occhi quanto fissato con sentenze giudiziarie sia pure di primo grado. Il parente di un boss, fratello di un condannato per mafia e appartenente alla Scu, è stato reintegrato nel posto di lavoro, sempre nello stesso settore. I magistrati, forti di quattro univoche sentenze del Consiglio di Stato, non hanno ritenuto sufficiente la parentela per metterlo alla porta, come aveva fatto in autotutela la ditta di appartenenza.

Fondamentale è evidenziare “una condotta personale atta a connotare concretamente il coinvolgimento indiretto in presunti tentativi di infiltrazione mafiosa”, hanno ribadito i giudici di Brindisi. Con le società che finiscono col trovarsi tra l’incudine e il martello: licenziano chi ha avuito pendenze giudiziarie e con pene ampiamente scontate, per allontanare da sé il rischio di finire sulla lista nera ma, in sede di tribunali del lavoro, vedono annullate le lettere di licenziamento e condannate.

Le imprese reagiscono Pur tra molta cautela, la Gial Plast si prepara all’udienza fissata per il 26 prossimo davanti ai giudici della seconda sezione penale del Trubunale di Lecce. Nella prima seduta i magistrati hanno esaminato l’istanza prodotta che chiede espressamente la verifica dei presunti pericoli di infiltrazioni criminali da parte di un controllore giudiziale.

I legali della società commissariata – gli avvocati Giuseppe e Michele Bonsegna di Nardò e Pietro e Luigi Quinto di Lecce – puntano a far tornare nelle mani degli amministratori “legali” la ditta, congelando quindi la sua esclusione dalla “White list”.

Il controllore nominato dai magistrati, in un arco di tempo da uno a tre anni, dovrebbe esaminare da vicino il funzionamento delle vaire attività aziendali e stabilire se sulla loro gestione pesi, eventualmente, e quanto la “mano” della criminalità organizzata. Senza dimenticare che il personale che era in servizio era stato “ereditato” da altre ditte regolarmente in funzione.

In quest’ultimo procedimento il Tribunale ha deciso di integrare il contraddittorio ascoltando anche la Prefettura, che poi è l’Istituzione in capo alla quale ci sono le responsabilità di emanare provvedimenti di questo tipo. Tutto ciò, contraddizioni e corto ciurcuiti compresi, in una situazione nazionale in cui le interdittive antimafia sono aumentate nel corso del 2018 del 56% rispetto a tre anni prima.

A livelo di servizi quotidiani, infine, la Colombo Biagio srl socia della Gial Plast, sta procedndo alla’assunzione degli stagionali. I licenziati sono stati sostituiti con personale assunto e proveniente da Nardò, Taurisano, Taviano e Racale: la stagione avanza e le esigenze crescono.

 

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