Altra infornata di portatori del virus nel nord della regione e il Dea di Lecce torna Covid. Chiusa una chiesa. Quanti posti di Terapia intensiva? Botta e risposta Roma-Bari

1212

Gallipoli – I nuovi positivi rintracciati in Puglia sono 313 dopo 5.582 tamponi. In base al numero di test effettuati per prevenire ulteriori diffusione di un virus in piena salute, si ha un rapporto esaminati-infetti del 5,6%, in linea con gli ultimi giorni in cui è oscillato tra il 5.8 e il 5.6. Ma preoccupa sempre di più una curva di contagi che prosegue – sembrerebbe – incontrastabile.

La distribuzione dei nuovi casi presenta una forbice assai ampia tra le diverse aree geografiche: su 313, 162 sono nel Barese; 45 nel Foggiano; 40 nella Bat. Ancora in alto, poiché paga il focolaio divampato in un Istituto superiore, il primo in Italia, il Tarantino con 52 casi. A Brindisi si è a otto positivi; Lecce a cinque. Secondo giorno con morti in evidenza: ieri sette, oggi cinque individuati a Bari (2), Foggia (1), Taranto (1), Lecce (un uomo di origini albanesi ma residente in Salento). I deceduti sono diventati così 632.

Bari, Foggia e Bat, crescendo allarmante 

I ricoverati sono saliti di sette unità e risultano essere secondo il bollettino regionale del Dipartimento Salute, 326 (il Ministero-Protezione civile ne riporta 352): Nessun nuovo ingresso in Terapia intensiva (ferma a 26 degenti); gli isolati in casa sono aumentati di 257 persone, positive e sotto osservazione. La situazione in continuo movimento, anche se in maniera così difforme, ha spinto le autorità sanitarie a rivedere, per l’ennesima volta i piani anti Covid.

Quanto succede nel nord della Puglia infatti non fa dormire sonni tranquilli al resto della regione. Ed ecco che, un riordino annunciato il 7 ottobre scorso in cui il Dea (Dipartimento emergenze e accettazione) veniva escluso dagli ospedali Covid per essere impiegato secondo la sua originaria vocazione, oggi deve cedere il passo causa l’attacco del virus nel Barese e dintorni.

Il Dea Lecce si prepara per l’ondata barese

Il quarto piano del Dea destinato ad ospitare lungodegenti, diventa centro di supporto contro l’ondata della fase 2, con percorsi “sicuri” anti contagio e potenzialmente in grado di alleviare il peso che grava sulle strutture sanitarie baresi. Troveranno posto, nel caso in cui la velocità della diffusione del virus non accennasse a diminuire, 60 nuovi posti letto e i 13 ricoverati attualmente nel reparto Malattie infettive del “Fazzi” sempre di Lecce. La Terapia intensiva del Dea avrà sei ambulanze appositamente attrezzate anti Covid.

In caso di necessità, resta nella rete anti epidemia l’ospedale “Santa Caterina novella” di Galatina. Salvo ulteriori necessarie esigenze e riorganizzazioni, nel piano regionale figurano otto posti di Intensiva rispettivamente a Gallipoli, Casarano e Scorrano; sei a Copertino; 12 a Galatina salvo ulteriori esigenze; 12 all’ospedale “Panico” di Tricase; otto alla clinica  “Città di Lecce” e 15 a “Villa verde” di Lecce.

I numeri che non tornano tra Ministero e Regione 

Proprio sulle capacità di mettere a disposizione cure intensive in Puglia è sorto un equivoco tra Istituto superiore di Sanità e Regione Puglia. L’apparato sanitario pugliese sarebbe tra i primi dieci che – al ritmo attuale della crescita dei casi in Italia – potrebbe entrare in crisi per sovraffollamento. Tra le realtà censite da Roma la Puglia è presente con 366 posti invece dei 580 previsti con fondi già disponibili in mano al commissario per l’emergenza, facenti parte dei 75 cantieri sbloccati proprio pochi giorni fa.

La Regione, tramite il direttore del Dipartimento Salute, Vito Montanaro (nella foto col presidente Emiliano), non smentisce ma completa il quadro. “Oggi abbiamo 304 postazioni attive e altri 144 posti letto per un totale di 448. Ultimati i cantieri, ne avremo 650 – assicura il dottor Montanaro – ben oltre i 14 ogni 100mila abitanti”. Ma è evidente che si tratta ormai di una corsa contro il tempo. E il tempo a disposizione lo deciderà il virus e la sua velocità – tramite le persone – di diffondersi.

Covid: prima chiesa chiusa

Per finire con la notizia della prima chiesa chiusa: è capitato a Bisceglie dove il parroco ha dovuto prendere questa decisione dopo alcuni casi di fedeli attinti dal virus. Cinque le persone infette di una società di basket di San Severo (Foggia): la loro positività ha causato isolamento domestico e annullamento della partita di Supercoppa.