Alezio, la fontana della discordia ritrova il suo aspetto e mette d’accordo tutti. Ripiantati gli alberi divelti da vandali

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Alezio – La “Lizza” si avvicina e gli aletini iniziano a pregustare la festa preparando al meglio l’area ai piedi del Santuario. Di ieri, lunedì 29 luglio, la cerimonia di inaugurazione della fontana dell’Acquedotto pugliese fresca di restauro da parte dei volontari del comitato IV Novembre. Dopo il recupero di un esemplare presente nel quartiere “Raona”, lo scorso 13 giugno, è toccato quindi al manufatto di via del Santuario.

Il lungo viale si è inoltre arricchito di nove nuovi alberi, in sostituzione di quelli che, la notte del 2 luglio, sono stati oggetto di un atto vandalico. C’è stata la piantumazione simbolica di una pianta durante l’inaugurazione per mano del Sindaco Andrea Barone e di Rocco Tarantino, priore della Confraternita “Madonna della Lizza”, che si è occupata nei giorni scorsi della cura del verde sul sagrato. Ai fondi necessari hanno contribuito commercianti, cittadini e associazioni del territorio.

Un restauro da polemica L’iniziativa della fontana non è certamente passata inosservata, attirando il plauso dei cittadini ed anche critiche sulle modalità seguite e polemiche. A scatenarle è stata un’immagine circolata già alcuni giorni fa che ritraeva la fontanina con delle inserzioni dorate applicate sulla sigla Eaap, sul fascio littorio del periodo di installazione e sulla scritta in basso.

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La colorazione – secondo i contestatori – non era conforme al manufatto originale. Una scelta stilistica azzardata per alcuni, che si aspettavano di rivedere le vecchie fontane così com’erano veramente, ed anche una provocazione per altri per la sottolineatura del simbolo politico. Altri hanno obiettato l’uso di materiali non presenti nelle fontane originaria (ottone) e il beccuccio che non sembra appartenere al manufatto di un tempo

L’iniziativa dell’Anpi In una lettera indirizzata al Sindaco Barone, il presidente del circolo intercomunale Anpi, Antonio Ventura, ha espresso il suo disappunto per l’alterazione nella colorazione “oltremodo evidente”, chiedendone la rimozione e il ripristino dell’opera nella versione originaria. «Mettere in risalto tale simbolo – ha scritto Ventura nella nota – riporta ad un periodo buio della storia d’Italia, soprattutto oggi, in un contesto di recrudescenza nazionale degli episodi di intolleranza e violenza fascista, da parte di organizzazioni politiche di estrema destra. Tutto ciò, anche se fatto in buona fede, può essere interpretato come una provocazione”.

Un “equivoco” subito chiarito «Si è trattato di un equivoco – ha risposto il Sindaco Andrea Barone – quella emersa a restauro in corso non era ovviamente la versione definitiva. Tutto è stato prontamente ripristinato. Siamo una comunità unita che opera per il bene dei cittadini, come dimostra l’iniziativa dei volontari del Comitato IV novembre; mi dispiacerebbe se venisse fuori un’immagine non fedele al nostro impegno quotidiano. Ho sentito telefonicamente il presidente Ventura per chiarire la situazione e sono contento – ha detto durante la serata – che sia presente assieme ad altri rappresentanti Anpi. L’amministrazione riconosce e ha grande considerazione dei valori che l’associazione partigiani porta avanti, principi fondamentali presenti nella nostra Costituzione».

Di tutt’altro tenore, invece, il commento sull’accaduto del vicesindaco Roy De Santis, il quale sui social definisce la presa di posizione dei contestatori come “ridicola, rispetto alla quale conviene farsi solo una risata”. «”Istigazione al fascismo? – scrive il vicesindaco – Forse il caldo ha dato alla testa a qualcuno. Chi si preoccupa del colore di un simbolo sulle fontanine restaurate, che indica solo il periodo storico in cui sono state realizzate, un secolo fa, rivela di essere completamente sconnesso dalla realtà e dal sentire comune».

L’origine delle “fontanine”. Brevetto pugliese e oltre 100 anni di storia, le fontanine in ghisa hanno portato la prima acqua salubre pubblica in Puglia, diventando icona indiscussa di un’importante conquista sociale, e prendendo un posto d’onore nell’immaginario collettivo e nella letteratura popolare, tra storie e poemi in rima. Altezza 128 cm, base circolare 38 cm, forma conica, con cappello e vaschetta di recupero delle acque, rubinetto a getto intermittente per evitare gli sprechi: il primo esemplare fu realizzato in piazza Umberto a Bari nel 1915, pochi giorni prima dello scoppio del primo conflitto mondiale.

I lavori ripresero nel Dopoguerra con la realizzazione, sempre durante il ventennio fascista, di altri tronchi a servizio di zone non ancora raggiunte dall’acquedotto, e la realizzazione di fontane d’approvvigionamento in ogni città e paese. I simboli e i riferimenti al fascismo di molte realizzazioni dell’epoca (come le fontanine e la cascata monumentale di Leuca, uno dei maggiori vanti del governo Mussolini) furono poi asportati nell’immediato Dopoguerra come reazione al regime dittatoriale.

(Nella foto la fontana nella sua versione finale) 

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