Alezio “città messapica” si scopre: gli scavi portano alla luce una strada e una piazza cerimoniale

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Alezio – Si aggiungono nuovi tasselli al puzzle archeologico che va ricostruendosi nella necropoli di Monte D’Elia, ad Alezio. A poco meno di un mese dalla ripresa delle attività di ricerca attorno al sito messapico, un’importante scoperta: in corso di scavo, nei pressi del blocco centrale di tombe sono venute alla luce una strada e una piazza cerimoniale.
Il passaggio (già esistente ma finora non censito come strada) pare collegasse l’antica città alla necropoli. Procedendo con le prospezioni stratigrafiche, il team di archeologi diretto dal prof. Giovanni Mastronuzzi del dipartimento di Beni culturali dell’Università del Salento in collaborazione col Consiglio nazionale delle ricerche di Lecce, è emerso poi un piano cerimoniale: «Un eccezionale ritrovamento – spiega Mastronuzzi – che rivela dei particolari inediti sui riti funebri messapici. Si tratta del punto di arrivo delle processioni con cui venivano portati qui i membri più importanti dell’aristocrazia del tempo. Una metafora del viaggio dal mondo della vita di ogni giorno a quello dell’aldilà». Emerso inoltre durante gli scavi di questi giorni anche un sarcofago non ancora indagato, con dei primi resti ossei.

La nuova campagna di scavi

L’attuale campagna di scavi è stata avviata lo scorso 20 luglio grazie a un importante accordo stretto con il dipartimento Beni culturali dell’Università del Salento e il Cnr di Lecce, e approvata dal Ministero per i Beni e le attività culturali, con il sostegno della Soprintendenza Abap per le province di Brindisi, Lecce e Taranto. Le indagini sul campo sono coordinate da Patricia Caprino e Francesco Solinas, insieme con  Ivan Ferrari (Cnr – Ispc).
Andrea Barone

Dopo la pausa estiva, le attività riprenderanno a pieno regime nel mese di settembre, avendo come punto di partenza il nuovo tracciato da poco riemerso.

«C’è naturalmente grande soddisfazione attorno a queste scoperte. Abbiamo riattivato l’attenzione sull’area archeologica – commenta il Sindaco Andrea Barone – aprendo a nuove possibilità di ricerca e di creazione di percorsi didattici sull’importanza del nostro sito messapico. Inoltre di recente – continua – abbiamo presentato un progetto al Gal per un finanziamento di 200mila finalizzato alla riqualificazione dell’area, in modo da renderla fruibile a tutti».

I primi scavi

Alcune importanti tracce del mondo messapico tornarono alla luce già nel periodo 1981-1985 quando, nel corso di scavi occasionali e lavori edilizi, vennero scoperte diverse tipologie di tombe, isolate o riunite in piccoli gruppi, tutte realizzate in pietra calcarea locale, databili tra il VI ed il III-II sec. a.C. I corredi funerari rinvenuti sono tuttora esposti nel Museo civico messapico di Palazzo Tafuri, assieme alla documentazione epigrafica e alcuni gioielli del I secolo a.C., appartenuti ad una fanciulla.
Gli studi proseguirono per alcuni anni, poi si decise di interrare le testimonianze dell’antica Alytia in attesa che si concretizzassero condizioni idonee alla valorizzazione dell’importante patrimonio. Cosa che avvenne sul finire degli anni Novanta, quando fu possibile attingere ai fondi messi a disposizione dal decreto 76 del marzo ’98, che prevedeva di destinare parte dell’8 per mille ai centri con beni culturali da salvare e rendere fruibili. Si procedette così al completamento del recupero, sistemazione e fruizione del sito archeologico messapico.