Alberto non è solo

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ALLISTE. «In questi anni ho avuto modo di cogliere che l’ansia principale di tutti i genitori è quella del “Dopo di noi”. La domanda che assilla le famiglie coinvolte è: “Finché ci siamo noi, a lui non mancherà niente, ma che ne sarà dopo di noi?”». È la testimonianza di Silvana Marzo, fondatrice e presidente della cooperativa sociale “Alberto Tuma” onlus, nonché mamma di Alberto. Un progetto avviatosi nel 1989, in seguito al più grande dolore che una madre possa provare: la perdita di un figlio. Sette lunghi anni di coma senza possibilità di parlare, di vedere e di muoversi: tanto è durata la battaglia di Alberto, travolto da un’automobile, in Belgio, all’uscita da scuola, il 28 gennaio 1982. «La fondazione della Cooperativa ha rappresentato una forte risposta per combattere l’indifferenza e le barriere della nostra società – spiega Riccardo Tuma, fratello di Alberto – e per sensibilizzare un territorio dove concetti come disabilità, integrazione sociale, diritti dell’ammalato erano ancora lontani anni luce dall’essere compresi e soprattutto accettati».

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