Agguati di mafia e traffico di droga a Casarano, “sconti” in Appello per alcuni imputati dell’operazione Diarchia. Pena ridotta per il collaboratore Montedoro

2021
Tommaso Montedoro

Casarano – Sconti di pena in Appello per alcuni dei soggetti coinvolti nell’operazione “Diarchia”, con la quale due anni e mezzo fa venne decapitato il clan Montedoro, accusato di aver terrorizzato per anni Casarano e dintorni monopolizzando gli “affari sporchi” nella zona. Lo stesso Tommaso Montedoro, oggi collaboratore di giustizia, dopo i 15 anni e 4 mesi inflitti in primo grado, ha visto la sua pena ridotta a 11 anni, 10 mesi e 20 giorni di reclusione, uscendo pure assolto dall’accusa di mafia nel reato di associazione a delinquere finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti.

L’operazione antimafia denominata “Diarchia” (“governo di due” in greco, ovvero Potenza e Montedoro) venne eseguita dai carabinieri nel maggio 2017 quando, dopo l’esecuzione di Augustino Potenza del 26 ottobre 2016 e l’agguato a Luigi Spennato di due mesi dopo, gli investigatori avevano in mano chiari elementi per ritenere immediata anche l’eliminazione anche di Ivan Caraccio, ritenuto tra gli “emergenti” non più “affidabili”.

Le condanne in Appello

L’appello ha confermato le condanne a 20 anni di carcere per il 28enne Luca Del Genio e per il cugino 34enne Antonio Andrea Del Genio, entrambi di Casarano, accusati del tentato omicidio di Spennato del 28 novembre 2016 in contrada Campana, ma anche di mafia e associazione a delinquere finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti; restano gli otto anni e otto mesi per il 26enne Lucio Sarcinella così come gli otto anni per il 44enne Marco Petracca, entrambi di Casarano. Un ruolo nel clan lo avevano anche il 37enne albanese (ma residente a Brindisi) Sabin Braho, condannato a due anni e otto mesi, ed il 46enne Salvatore Carmelo Crusafio, 46enne di Matino che dovrà scontare un anno, un mese e dieci giorni.

La Corte d’Appello ha, invece, ridefinito la pena per gli altri imputati alla sbarra: per il 34enne casaranese Ivan Caraccio da dieci anni a 4 anni e mezzo; per il 47enne di Ruffano Giuseppe Corrado da 12 anni e 8 mesi a 12 anni, così come per il 53enne di Matino Damiano Cosimo Autunno, mentre la pena per la 43enne Domiria Lucia Marsano passa da 7 anni e 4 mesi a 5 anni e 8 mesi e per il 48enne Maurizio Provenzano da 7 anni a 1 anno e 6 mesi, entrambi leccesi.

Il ruolo del clan

Resta confermato, in sostanza, il ruolo dominante della consorteria nella gestione in primo luogo del traffico di stupefacente nella zona del casaranese, con una certa autonomia conquistata rispetto alla sacra corona unita: la “diarchia” quasi perfetta che si riconosceva nei boss Montedoro malgrado e Potenza è poi venuta meno con l’eliminazione di quest’ultimo (nel parcheggio dell’ipermercato), delitto per il quale Montedoro, ormai pentito a tutti gli effetti, si è sempre dichiarato estraneo.