“Adesso che la Xylella è arrivata anche da loro, a Bari, vedrai…” Già, ma che magra soddisfazione

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“Adesso che la Xylella è arrivata a Bari vedrai che qualcosa succederà”: l’amaro commento di un agricoltore salentino dopo la “domenica della rivolta” a Monopoli, la dice lunga sulla rassegnazione che serpeggia tra gli agricoltori, di solito impegnati nei campi e non nelle piazze. Ma non ce la fanno più, di fronte a decreti a prova di ricorso che non arrivano ed a interventi e risarcimenti che non si concretizzano.

Il decreto legge annunciato dal ministro Centinaio (Lega) per snellire le procedure e superare tutti i vincoli ancora non si vede. Il nodo degli ulivi monumentali da sciogliere al più presto, invece s’ingarbuglia: l’emendamento del senatore leccese Dario Stefàno (Pd) assorbito nella legge Finanziaria, adesso si vede arrivare il siluro della ministra Lezzi (M5S, leccese anche lei) che con un emendamento va in senso del tutto contrario. Risultato: la situazione anche per i Monumentali potrebbe restare pericolosamente caotica.

Ma è proprio di caos che rischia di morire l’olivicoltura pugliese, la prima in Italia con i suoi 60 milioni di piante, di cui 10 dal Gargano a Leuca. Gli agricoltori, insieme ad una nutrita rappresentanza di Sindaci, dal canto loro non hanno manifestato dubbi: voce e credito alla scienza, via diversivi che – dall’ottobre 2012 ad oggi – pur finanziati dalla mano pubblica, non hanno retto alla prova della scienza.

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Per tutta risposta, naturalmente non voluta, nelle stesse ore e probabilmente a causa di un ricorso, ecco l’intervento della Procura di Bari che ha messo sotto sequestro l’ulivo di Monopoli, il primo individuato dai monitoraggi portati avanti dalla Regione. Sotto chiave anche il resto dell’uliveto barese. Scena già vista nel Leccese. Dovrebbe essere destinato all’estirpazione l’ulivo infetto, come estremo tentativo di fermare l’avanzata del micidiale batterio. Come doveva essere abbattuto l’ulivo di Cisternino, prima che un senatore pentastellato Alfonso Ciampolillo di Bari, non lo avesse messo sotto protezione: un originale caso di immunità parlamentare.

Ma non tutto è stagnante. Il contagio macina chilometri dopo chilometri, dopo essere stato individuato tra Gallipoli e Taviano nell’ottobre del 2012. Il mondo agricolo è in grave affanno e, intanto, si frantuma con le sue associazioni in ordine sparso, tanto che a Monopoli non c’era neanche una bandiera. E’ in buona salute pure il rimpallo tra il Governo (i 100 milioni annunciati sono diventati 30 per il ’19 e 70 nell’anno successivo) e la Regione (che, subentrata baldanzosamente al commissario straordinario Silletti, non ha saputo diradare i dubbi sulla direzione da prendere).

Sono intanto morti frantoi nuovi e storici: in 15 anni, i frantoi operanti in Puglia sono passati da poco più di 400 a 220 (dati Camera di commercio), ma con una massiccia ondata di chiusure negli ultimi anni. Delle oltre 270mila aziende sul territorio regionale (il 22% delle imprese olivicole italiane) che coprivano il 30% dell’intera produzione nazionale di olio extra vergine d’oliva (oltre 51mila unità nella sola provincia di Lecce), si stanno perdendo fisicamente le tracce. “Avevamo due frantoio attivi – ci dice il dirigente di una solida cooperativa agricola di Racale – quest’anno ha lavorato solo uno con appena il 10% di quanto si faceva prima”. Vanno poi contati in questa ecatombe passata e prossima anche i vivai di piante da frutto, piuttosto consistenti nel Barese: mandorli e ciliegi sono tra le piante che ospitano la Xylella fastidiosa.

“Adesso che è arrivata a Bari, vedrai…” e ci torna malinconicamente in mente la visita in redazione della quarta C del liceo scientifico “Galilei” di Bitonto nel dicembre 2017: “Bitonto è fuori dal mondo – ci raccontarono preoccupati dopo aver visto la spettrale situazione degli uliveti nel Gallipolino e i tentativi di uscirne di Presicce e Gagliano del Capo – a Bitonto il Salento appare lontano. Dagli agricoltori abbiamo risposte tipo “La Xylella? Non ci interessa, è cosa loro…”. Nonostante il lungimirante allarme che hanno cercato di suonare Vitantonio, Francesca, Angelo Gabriele, Michele, Dominga, Caterina ed un’altra decina di loro compagni, adesso la Xylella è anche “cosa loro”. Che magra soddisfazione, però.

 

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