Ad Alezio festa di tradizione per Sant’Antonio alla “Raona”

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Alezio – Sugli usci delle sue abitazioni sono nate amicizie e si sono raccontate sempre nuove storie. Le stesse che oggi la “Raona”, lo storico quartiere più a sud di Alezio, torna a rileggere con occhi diversi, ma con lo stesso spirito di appartenenza dei suoi abitanti. Per il secondo anno successivo grandi e piccoli sono tornati a vivere una giornata di festa un tempo molto sentita, legata al culto di Sant’Antonio da Padova.

Sebbene negli anni la devozione sia rimasta intatta, molto di quell’appuntamento tanto atteso è andato perdendosi. Dopo il momento di preghiera davanti alla statua del santo di Padova, come nella “rilettura” del 2018, anche quest’anno spazio quindi ai giochi di una volta per i più piccoli, prodotti tipici, musica e fuochi pirotecnici, in una via Saffi illuminata a festa e colorata di bandierine, e impreziosita dai volti della sua storia nell’esposizione fotografica “Gli occhi della Raona”.

Restituito alla “Raona” anche uno dei suoi simboli, l’antica fontana situata al centro del quartiere. Il “pezzo mancante” della sua storia è stato restaurato e inaugurato durante la serata di festa, alla presenza dell’Amministrazione comunale, del parroco don Antonio Minerba, del rappresentante del Comitato festa Sant’Antonio, Massimiliano Dei Sommi, e dal Comitato “IV Novembre” che con i suoi volontari si è impegnato nel recupero dell’opera. «È un momento importante per uno dei quartieri più antichi e caratteristici della nostra Alezio. Qui – ha ricordato il Sindaco Andrea Barone – tutti collaborano per il bene comune, e si vive l’autenticità dei rapporti di vicinato, un sentimento che va preservato. La fontana diventa quindi simbolo dell’operosità dei cittadini sostenuti dall’impegno del Comitato, e rivive un pezzo di storia».

La tradizione rionale rispolverata lo scorso anno promette di tornare ad essere un appuntamento fisso, come una volta. Già dalla prima metà del ‘900, nei giorni che precedevano il 13 giugno (giorno in cui si celebrava la messa), tutto il vicinato si riuniva per recitare il Santo Rosario e la Tredicina in onore del Santo da Padova. Un’abitante del quartiere, la signora Cesira Fattizzo, sistemava ogni anno un altarino per Sant’Antonio, mossa da una forte devozione verso il santo.

Alla morte dell’aletina nel 1965, la tradizione fu tramandata al figlio Francesco Stoppello detto “Cicci Babba”. Musica, bancarelle, luminarie e divertimento per tutti arricchirono con gli anni la festa di quartiere, che però coinvolse altri rioni del paese, con tornei e sfide per i più giovani., e gli immancabili fuochi pirotecnici a opera di Donato Sallustio detto “Uccio o Rafelucciu”.