Abusi a Porto Miggiano: le condanne e l’impegno della “Biblioteca”

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SANTA CESAREA TERME –  Si è chiuso nei giorni scorsi, con la sentenza di primo grado emessa dal giudice monocratico Pasquale Sansonetti,  il processo sui presunti abusi edilizi nella baia di Porto Miggiano a Santa Cesarea Terme. Per il Tribunale di Lecce, quindi,  la zona che doveva essere messa in sicurezza con tre  milioni di fondi pubblici è stata invece violata e deturpata nonostante i vincoli paesaggistici. Dieci mesi per il geometra Salvatore Bleve, dirigente comunale dei Lavori pubblici, per Daniele Serio, direttore dei lavori e per  Francesco Leo e Antonio De Fazio, autori del progetto; otto mesi per l’architetto Francesca Pisano; sette per Maria Grazia Doriano, amministratore unico della società che ha eseguito i lavori. Per  tutti sospensione della pena e la non menzione della condanna subordinata al ripristino dello stato dei luoghi entro 180 giorni dalla sentenza. Assolti Giovanni Bosco, Mario Rotolo progettisti, l’ex sindaco di Santa Cesarea Daniele Cretì e Luigi Stanca. funzionario regionale. Nella sentenza anche il dissequestro della zona e la restituzione al Comune per la messa in sicurezza; è stato riconosciuto, inoltre,  il risarcimento delle parti civili costituite nel processo: il Ministero dell’Ambiente (100mila euro) e l’associazione politico-culturale “Biblioteca di Sarajevo” di Maglie (20mila euro) da liquidarsi in separato giudizio civile.

La baia di porto Miggiano, una delle più suggestive del Salento, era stata sequestrata nel marzo del 2013. Gli agenti della Forestale avevano posto i sigilli all’intera area e la Capitaneria di porto aveva inibito la balneazione. Divieti che nel corso di questi anni non sono stati mai rispettati perché numerosi bagnanti hanno continuato a scendere nella caletta superando anche l’ostacolo della recinzione e dei blocchi di cemento a chiusura della scaletta. La vicenda di porto Miggiano ha visto l’appassionata partecipazione dei salentini più volte intervenuti con manifestazioni per difendere l’integrità della baia e denunciare la pericolosità dei lavori in corso. Tra i movimenti scesi in campo per difendere Porto Miggiano c’è  l’associazione magliese “La Biblioteca di Sarajevo” che nel processo si è costituita parte civile: «Si tratta di una sentenza in qualche modo storica, che sancisce chiaramente- commenta ora il presidente della Biblioteca Lucio Montinaro – il prevalere dell’interesse comune alla tutela della bellezza e della integrità del paesaggio naturale su quello alla sua strumentalizzazione in funzione speculativa e nell’interesse di pochi. Per stessa ammissione in aula del Pubblico ministero Elsa Mignone, il processo è nato grazie all’impegno ambientalista della Biblioteca di Sarajevo». Il presidente dell’associazione precisa, inoltre, che il risarcimento ottenuto sarà destinato ad iniziative di sensibilizzazione sul tema della tutela ambientale e della salvaguardia dei beni comuni come il paesaggio”.