A quasi 70 anni eccomi giornalista: il mio sogno nel cassetto si è avverato. Grazie a Piazzasalento

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Amleto Abbate

Caro direttore, la mia vita – ora che sono sulla soglia dei 70 anni, posso dirlo – è stata un susseguirsi di eventi,  belli, ma a volte tristi e per certi versi anche avventurosi. In altri termini, non mi sono fatto mancare niente. Alcuni me li sono ritrovati per sorte, in altri mi ci sono cacciato da solo.

Dopo 40 anni e più di “onorata carriera” tra carte impolverate e fascicoli processuali in cui si leggeva di tutto, specie di vicende umane dolorose, l’agognata pensione, e di lì a poco, figlia di una società consumistica che predilige la cultura dello scarto, una vita senza stimoli e per me senza senso accompagnata dall’invito, in tanti, di godermi la pensione, in attesa  magari di una santa morte. Troppo lusso per me, abituato a ben altro!

Poi, una calda sera d’estate di quattro anni fa,  mentre battevo la fiacca ascoltando, in perfetta solitudine, un comiziante che arringava senza successo la piazza, l’arrivo inaspettato tuo, e, insieme col saluto, l’invito a collaborare con il tuo (e ora, nostro) giornale Piazzasalento. La passione per la lettura non mi è mai mancata, a onor del vero, sin da piccolo, con i miei che ci avevano abituato a mangiare pane e giornali: e il mio sogno nel cassetto era, infatti, quello di fare lo stesso mestiere di Indro Montanelli, tanto per dirne uno a caso.

Ho sempre guardato a voi giornalisti con grande rispetto e ammirazione, specie quando vi ho visto menar fendenti per testimoniare e rendere onore alla “verità”, senza sudditanze e piaggerie. Raccontare i fatti in piena libertà, obbedendo solo alla propria coscienza, era un’occasione più unica che rara: ma il libro della vita, per me aveva scritto ben altra strada.

A quello ho subito pensato quando, in redazione, alla tua insistente domanda, e tanto per prendere tempo, ti ho proposto  di curare le problematiche della chiesa locale. Non so quanto sia convenuto a voi, ma ciò che mi ha colpito è l’essermi visto accolto (io, l’ultimo arrivato e un “quidam de populo”) sin da subito nella vostra grande famiglia.

Tra cinque mesi, come ti dicevo, compirò 70 anni, e grazie soprattutto a te, direttore, che mi hai sempre incoraggiato a non demordere e che mi hai insegnato i segreti dell’arte, grazie all’editore, a Maria Rosaria De Lumè, a Mauro, a Chiara, ad Anna De Matteis, a Francesca (solo per citarne alcuni), ora so cosa potrò fare per i prossimi… 70 anni.

Proprio stasera, infatti, ho avuto la notizia che è stata accolta la mia domanda, di iscrizione all’Ordine diversamente dei Giornalisti di Puglia: si dice così? Sono molto emozionato, non mi sembra ancora vero. Grazie direttore D’Aprile, grazie Piazzasalento, voi non solo date voce a chi non avrebbe voce. Ancora grazie.

Amleto Abbate – Gallipoli