A piedi scalzi dietro il Crocefisso

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crocifisso in piazza Costadura_anno 1949
Crocifisso in piazza Costadura – anno 1949

GALATONE. Sera d’estate. Un gruppo di fedeli è radunato in preghiera davanti all’immagine affrescata di Cristo, in via Forno Tolle. Ad un tratto qualcosa turba i presenti: il drappo si è vistosamente mosso. La narrazione vuole sia stata la mano di Gesù a spostarlo. L’immagine del Cristo, che per circa duecento anni aveva avuto le mani legate davanti al busto, da quel momento le avrebbe avute legate dietro la schiena. Era il 1621 ed aveva così inizio la storia della festa del Crocifisso della Pietà di Galatone, che da circa quattro secoli raduna in città migliaia di fedeli da ogni dove. Un appuntamento innanzitutto di fede, che solo dopo lascia spazio alle tradizioni, ai rituali laici e all’incontro nelle piazze principali della città.

«Nel 1625, pochi anni dopo l’ultimazione della chiesetta costruita in seguito al miracolo dell’icona, la devozione cresceva sempre di più», racconta Francesco Potenza, autore del libro “Il comitato culto Ss.Crocifisso di Galatone, origine e sviluppo della festa” (Congedo editore, 1996), tra le cui pagine è spiegato pure che i cappellani deputati alla gestione del primo tempio hanno lasciato per la prima volta traccia delle spese relative ai festeggiamenti in onore del Crocifisso esattamente nel 1628; festeggiamenti che l’anno successivo avrebbero visto pure una commedia spirituale a cura di Pietrangelo De Magistris. Al di là del già solido culto al Crocifisso della Pietà, la “festa esteriore” da subito andava assumendo sempre più importanza, tant’è che “la fiera del mercato, solitamente realizzata per otto giorni a luglio, venne definitivamente anticipata a maggio, in concomitanza proprio con i festeggiamenti cittadini al Crocifisso.

Nel 1718, per infoltire i giorni di festa, nacque il Carro di Sant’Elena, cioè la rappresentazione storica del ritrovamento del legno della Croce da parte della madre dell’imperatore Costantino; mentre nel 1730, per diffondere la devozione al Crocifisso galateo, vennero stampate su carta le prime riproduzioni dell’icona miracolosa, tuttora ben visibile nel santuario finito di realizzare nel 1696, di fronte al palazzo marchesale, grazie all’ingegno di Niccolò Da Lequile e al contributo artistico di Giuseppe Zimbalo. Dal 1892, tuttavia, a rapire lo sguardo ed il cuore di chiunque è il simulacro del Crocifisso, che il 2 maggio di ogni anno viene portato a spalla per le vie del paese, probabilmente realizzato da Luigi Guacci di Lecce ma sicuramente «su commissione dei fratelli Sebastiano, Luigi, Marino e Vito Lucio De Benedetto in virtù della guarigione di quest’ultimo da una polmonite».

Una statua così bella che ha anche un duplicato: il galatonese Antonio Fanuli, nel 1975, volle portarne una copia in una parrocchia argentina, esattamente a Laskatitas, in provincia di Mendoza, successivamente intitolata proprio al Crocifisso di Galatone; le due statue, l’originale e la copia realizzata dal maestro Gallucci di Lecce, furono entrambe esposte per alcuni giorni nel santuario. Ben 393 anni di culto, storia e tradizione. Di aneddoti, ceri accesi, “tisponsi” (ossia il responsorio che si prega già dal primo aprile in preparazione alla festa del Crocifisso) e guarigioni interiori (e non solo). Di forte e manifesta devozione: sino a qualche anno fa, ci si perdeva nel contare le persone scalze che seguivano il Crocifisso.