A Maglie in azione anche un gruppo di Scorrano per contrastare le mire del clan di Torchiarolo: s’amplia l’indagine dopo l’uccisione di Capocelli

Lo sparatore si gioca la carta della legittima difesa per difendere anche il fratello

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Maglie, il luogo del delitto

Maglie – In campo i periti, dei magistrati e del reo confesso, per stabilire se le ferite riportate da Simone Paiano e da suo fratello, “trattenuto” vicino al furgone dei panini da chi voleva fare i conti con lui, siano compatibili con le armi da taglio – un machete e dei coltelli – del gruppo di Mattia Capocelli, freddato con un colpo di pistola alla gola. Mentre si vanno sempre più chiarendo il contesto ed i contorni della brutta storia, tra Scorrano e Brindisi.

Sono partite le schermaglie procedurali, dopo il grave fatto di sangue successo nella notte tra il 24 e il 25 aprile, finito con un morto ed un reo confesso che però, almeno finora, non ha chiarito alcuni aspetti centrali della vicenda né ha saputo dire dove è finita la pistola da cui è partito il colpo letale.

Interrogatori, riscontri (alcuni fissati dalle videocamere del vicino Istituto tecnico commerciale, verifiche e prime misure “di sicurezza”, con una vigilanza particolare intorno alla casa dei Paiano presa alla fine della riunione in Prefettura a Lecce. La probabilità di una vendetta altrettanto sanguinaria è tenuto in grande considerazione, tanto che si era sparsa la voce di una improvvisa partenza della famiglia del reo confesso, voce poi smentita.

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La giustizia cerca di fare il proprio cammino, per stabilire la verità processuale a cui manca giusto un verificato e riscontrato movente della resa dei conti. Nei tre anni trascorsi in carcere dopo essere stato trovato con 22 grammi do cocaina, hanno convinto Paiano a smetterla con quel tipo di traffici? Oppure, proprio nel periodo di detenzione, il giovane ha trovato modo di mantenere rapporti con il suo gruppo di riferimento, lo stesso alla base del processo in cui era stato condannato?

Mattia Capocelli

Tre anni sono lunghi da passare, soprattutto per un – allora – 21enne. Magari qualche pensiero di farla finita con quel tipo di attività gli sarà pure passato in testa. Lo ha detto ai magistrati della direzione distrettuale antimafia, nel tentativo – secondo gli inquirenti – di alleggerire la propria posizione e la pena finale. Ma i magistrati non gli hanno creduto, propendendo piuttosto ai contrasti con la sua vecchia e ormai ex banda, che voleva scongiurare la possibilità di essere messa ai margini nel lucrosissimo spaccio di cocaina dall’arrivo di quelli di Torchiarolo (Brindisi).

Il fatto che potesse fare da grimaldello a questa calata del clan brindisino proprio Simone Paiano, aveva fatto andare su tutte le furie Capocelli ed il suo gruppo, formato in gran parte da elementi di Scorrano (se ne vedono alcuni nei filmati della citata videocamera di via don Sturzo). Un affronto grave per l’ucciso, perché proveniente da un amico di vecchia data,  immortalato anche in alcune foto di gruppo; pare si frequentassero abitualmente anche le rispettive famiglie.

L’ira era andata salendo nei confronti di Paiano in quei giorni tra l’uscita dal carcere per fine pena e lo scontro fatale. Il capo locale lo cercava, lui lo evitava. Poi l’inseguito aveva dovuto uscire allo scoperto dopo due telefonate del fratello Andrea, che gli diceva di essere “trattenuto” da Capocelli e dai suoi. Quindi l’epilogo col 28enne esanime a terra.

Oltre Maglie, ufficialmente sbalordita e intimamente sotto choc per l’accaduto, compare così anche Scorrano e i canali di diffusione della droga dell’intero territorio magliese, zona dalla lunga e consolidata fama per le attività commerciali. Forse non è un caso neanche il ritrovamento del’ordigno artigianale rinvenuto dai carabinieri nella siepe di un giardinetto periferico di via Scorrano e pronto per l’uso.

Alcuni passanti notano un gruppo di giovani che, con aria furtiva, s’avvicinano alla siepe e aprono un varco per depositarvi l’ordigno. Poi vanno via proprio in direzione del paese vicino, mentre parte una chiamata ai carabinieri (cosa non accaduta durante la sanguinosa rissa di Maglie) ai quali chi ha visto racconta ogni cosa.

Si vedrà quanto risulteranno utili le indicazioni raccolte da carabinieri di Maglie e di Lecce, nucleo operativo e nucleo investigativo, guidati dai magistrati Guglielmo Cataldi (foto) e Maria Moschettini. Ma che ci siano corresponsabilità tra gruppi di Maglie e di altri centri non lenisce certo gli angoscianti “perché” né il sospetto, inconfessabile ma verosimile, che un mercato della droga esiste ed è tale da essere piuttosto appetito dai clan.

 

 

 

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