A Gallipoli il Covid non ferma i riti per la Madonna addolorata e neppure le tradizioni culinarie legate alla attesa ricorrenza

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Gallipoli – Seppur nei limiti imposti dalla “zona rossa”, Gallipoli celebra la Madonna addolorata. Il settenario avviato il 18 marzo culminerà venerdì 26 con la Memoria dei dolori della Beata Vergine Maria.

In tempi normali, l’ultrasecolare confraternita “del Carmine e della Misericordia” retta dal priore Enzo Della Rocca (coadiuvato dal primo assistente Aldo Cavalera)  avrebbe tributato ben altri onori, a cominciare dalla traslazione della Statua in cattedrale, in forma pubblica (a inizio del settenario), per poi arrivare al giorno della festa, quando, a mezzogiorno in punto, l’intera città si ferma per assistere commossa all’uscita del Simulacro dell’Addolorata dalla chiesetta (che fresca di costruzione si volle intitolare “a furor di popolo” alla Madonna del Carmine: “era il 5 aprile 1838, vigilia dell’Addolorata”, annotano gli storici. Ora, invece, a causa della pandemia, il tutto è avvenuto a febbraio scorso, in forma strettamente privata.

Il programma

Questo il programma delle celebrazioni, che si terranno, spiegano gli organizzatori “nel pieno rispetto delle norme anti-contagio e di quanto disposto recentemente dall’ordinario diocesano”: dal 18 al 25 marzo, oltre alla raccolta alimentare per i poveri della parrocchia, alla celebrazione della Messa delle 9 segue l’esposizione eucaristica, che si conclude  con l’Ora media, a mezzogiorno, e la benedizione. Si riprende alle 17,30 con la recita della Corona dell’Addolorata, la catechesi sulla recente Enciclica “Fratelli tutti” di Papa Francesco e la Messa alle 18.

Giovedì 25 (vigilia della festa e solennità dell’Annunciazione del Signore), l’unica variazione riguarda gli appuntamenti del pomeriggio, in cui si sarà la Messa alle 18 e, a seguire, l’”Ufficio delle letture”. Venerdì 26, invece, dopo le Messe alle 8 e alle 10 (per consentire una maggiore partecipazione di fedeli), ci sarà alle 11 la Via Crucis e alle 12 il Pontificale presieduto dal vescovo diocesano mons. Fernando Filograna. Seguirà, il canto dello “Stabat Mater”; alle 17,30 la “Via Matris”, e, alle 18,15, i Vespri e la Messa.

Mons. Piero De Santis

«Celebrando questa Memoria tanto cara alla nostra città e ringraziando Dio per averci donato come madre la stessa madre del figlio suo, vogliamo affidare alla sua intercessione materna la preghiera per tutta l’umanità sofferente, provata dalla pandemia. In questo particolare momento della vita dell’Italia e del mondo – scrivono il priore Enzo Della Rocca e il padre spirituale della confraternita (nonché parroco della cattedrale) mons. Piero De Santis -, a Lei ci affidiamo ancora una volta sorretti dalla forza del suo patrocinio, perché sia nostra compagna di viaggio in questa difficile prova che la vita ci offre».

Gli appuntamenti del Settenario verranno trasmessi in diretta streaming sul sito www.cattedralegallipoli.it e sulle pagine facebook e Youtube “La Sentinella”, mentre il Pontificale del vescovo (venerdì 26, alle 12) sarà visibile sul canale televisivo 601 Radio System del digitale terrestre.

La “zona rossa” non fermerà, inoltre, le tradizioni culinarie legate alla ricorrenza, a cominciare proprio dal piatto fumante di pasta alla pizzaiola, che in tempi normali, non di pandemia,  si mangia a sera tardi, dopo il rientro della processione, e la benedizione del mare, dal Bastione della Bombarda, lungo le mura di tramontana.