A 79 anni scompare Marcello Bello, fratello di don Tonino. I funerali in chiesa Madre ad Alessano

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Alessano – È scomparso questa mattina all’età di 79 anni Marcello Bello, fratello di don Tonino. Giovedì 17 ottobre alle ore 16,30 nella chiesa madre di Alessano i funerali saranno officiati dal vescovo della diocesi di Ugento-Santa Maria di Leuca mons. Vito Angiuli. Marcello, classe 1940, era uno dei fratelli minori di dell’ex vescovo di Molfetta, insieme a Trifone, oggi 82enne. Giacinto e Vittorio, i due maggiori, morirono durante il secondo conflitto mondiale.

Medico-ginecologo in pensione, se pur da tempo gravemente malato, Marcello Bello ha proseguito nella missione tracciata dal “vescovo dei poveri”, sostenendo le varie iniziative a carattere culturale, sociale e religioso nel ricordo del fratello Tonino del quale è in corso il processo di beatificazione.

Il legame con Tonino

Molto legato al fratello presule, non volle lasciarlo solo nemmeno in occasione della “Marcia della pace” del dicembre 1992 a Sarajevo, affrontata da don Tonino pur debilitato dalla malattia che lo avrebbe consumato pochi mesi dopo. Marcello Bello, quasi presagendo la sua fine, ha affidato i suoi ultimi segreti al libro “Caro Tonino – Appunti e disappunti”(Casa editrice “La Meridiana” di Molfetta) dato alle stampe nei mesi scorsi.

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Il ricordo di Giancarlo Piccinni, presidente della Fondazione

Con commozione lo ricorda Giancarlo Piccinni, primario cardiologo a Gallipoli e presidente della Fondazione “Don Tonino Bello”, da sempre vicino alla famiglia Bello. «Marcello è stato un padre, non solo in famiglia: molto affettuoso coi figli e con la moglie, dopo gli studi di medicina a Bologna, ha portato nel Salento competenza e serietà professionale, e 20.000 bambini sono nati con lui. Generoso con tutti – ricorda commosso Piccinni – ha sempre privilegiato le esigenze degli ultimi: ha intuito sin da subito la “grandezza” del fratello Tonino, di cui ha conservato numerosi filmati e scritti. Amante della “cultura della pace”, è stato tra i primi a volere la Fondazione, dando spessore a tutti gli incontri, sia con le parole, ma soprattutto coi suoi eloquenti silenzi. Ha vissuto la stagione del dolore, ponendo grande fiducia in Dio, nella rassegnazione e, anche qui, se n’è andato in punta di piedi e nel più assoluto silenzio. Quel suo rispettoso silenzio è stato uno dei più grandi insegnamenti che mi ha lasciato». 

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