“Ausate, San Giuvanni”

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C’è una filastrocca conosciuta in tutto il Salento, con le differenze dialettali esistenti tra i vari paesi, che si recita quando all’orizzonte si annuncia cattivo tempo: “Ausate San Giuvanni e nnu ddurmire/ca sta bisciu tre nnule vinire/una te acqua, una te ientu, una te triste maletiempu/. Ci sta venene lassale vinire/ca le mannamu intra nna valle scura/ addhu nnu canta caddhu/addhu nnu luce luna/addhu nu esiste nuddha anima creatura”. San Giovanni è quindi collegato ai temporali che contribuisce a scongiurare.

L’invocazione del santo era accompagnata anche dall’accensione delle candele ricevute il giorno della Candelora il 2 febbraio. Conosciuta anche questa invocazione sempre in relazione al potere di S. Giovanni di allontanare i temporali: “San Giuvanni meu barone/ca‘ncoddhu purtavi nostru Signore/lu purtavi e lu nucivi/u maletiempu tu  sparivi”. Il battesimo di Gesù fa di S. Giovanni il primo padrino. Ecco perché è ritenuto il protettore del “comparaggio” che nel Salento è  un legame stretto, quasi di parentela. “Lu Sangiuvanni num bole nganni ” recitano i proverbi, e ancora “A llu Sangiuvanni, nu sse dice none”. Il figlioccio (suscettu, dal latino suspicio, adottato) chiamava con rispetto il padrino col nome di nunnu/nunna il cui ruolo era secondo solo a quello dei genitori.

Molte le tradizioni sono legate alla notte di S. Giovanni la più corta dell’anno in cui il sole raggiunge la sua massima inclinazione rispetto all’equatore. Gli antichi pensavano che gli elementi della natura, aria, acqua, fuoco e terra si caricassero di poteri straordinari.  Nei paesi nordici la notte del 24 giugno si illuminava di falò che avevano il potere di scacciare le streghe. Si credeva che le erbe raccolte in questa notte avessero delle proprietà particolari: si raccoglievano e si mettevano  in un catino pieno dì acqua lasciato all’aperto alla rugiada della notte. Al mattino ci si lavava con quell’acqua che  serviva per la bellezza e per allontanare le malattie.

Tra le erbe l’iperico chiamato “erba di S. Giovanni”. C’è anche un cardo salentino (mariano), la “spina di S. Giovanni” (foto accanto).I contadini tornavano dalla campagna portando a casa un cardo fiorito. Le donne bruciacchiavano le spine e lo lasciavano alla rugiada notturna immerso nell’acqua.   Di buon auspicio se il cardo al mattino era fiorito.  C’è “la  fica de San Giuvanni” l’albero che dà i primi frutti proprio in questa data. I contadini ne anticipano la maturazione ungendoli d’olio.

Altri riti propiziatori: le ragazze da marito la notte del 24  esponevano  l’albume d’uovo in una ciotola alla rugiada, l’aspetto che assumeva al mattino avrebbe suggerito matrimonio entro l’anno. Oppure mettevano sotto il cuscino tre fave, una sgusciata del tutto, una a metà, una integra. Al mattino, senza guardare, dovevano sceglierne una: alla fava integra corrispondeva un marito ricco, a quella sgusciata uno povero, né povero né ricco per la fava sgusciata a metà.