“Taotor” porta in scena il precario nella tappa a Castro

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Castro – Taotor fa tappa domani, 3 agosto, a Castro: alle 21 ingresso libero nel Castello aragonese è la volta del Teatro dei Borgia; in scena lo “(Studio su) Arlecchino servitore di due padroni”, spettacolo di Gianpiero Borgia e Elena Cotugno, rielaborazione in chiave contemporanea della celebre opera di Carlo Goldoni. Prima dello spettacolo (dalle 20 -e sempre con ingresso libero, ci sarà la visita guidata del Castello, nel centro storico e nell’area archeologica di Castro. Durante lo spettacolo laboratorio per bambini.

Taotor è un progetto triennale finanziato dalla Regione Puglia nell’ambito dell’Avviso pubblico per lo spettacolo e le attività culturali, fondi di programmi europei 2014-2020 – Patto per la Puglia, promosso da Astràgali Teatro in collaborazione con Ar.Va, Theutra e il Dipartimento di Beni culturali dell’Università del Salento e con i Comuni di Lecce, San Cesario, Castro e Vernole, nelle iniziative dell’Anno europeo del patrimonio culturale 2018.

Lo Studio – dicono i promotori del progetto – racconta il paradosso e gli equilibrismi del lavoratore precario di oggi, che si barcamena tra gli espedienti per garantirsi la sopravvivenza. È un’indagine sulla capacità di destreggiarsi per non soccombere. Scaltro eppure di un’ingenuità disarmante, il precario deve saper fare tutto quello che serve, senza tirarsi indietro. Flessibile, versatile, androgino, multitasking, potrebbe passare con disinvoltura dal tailleur di rappresentanza alle scarpe antinfortunistiche. Nello zainetto potrebbe tenere il computer portatile, nella cintura porta-attrezzi le pinze e il martello. Cameriere all’occorrenza, può diventare anche wedding planner, social media manager, grafico, ghost writer, traduttore e dovrebbe certo intendersi di contabilità”. Insomma è il racconto di una figura esistenziale molto diffusa in questa fase storica, che “cammina sul filo teso tra un’invenzione a l’altra, funambolo del quotidiano”.

La dialettica servo/padrone, già descritta da Hegel e rappresentata da Brecht, oggi si arricchisce di nuove sfaccettature, da investigare. Un viaggio dentro il personaggio alla ricerca del nucleo tematico goldoniano che permane nella sua rivoluzionaria modernità. “Un processo sull’identità precaria – si rileva ancora nella presentazione dell’opera – mettendo sotto un cono di luce il personaggio di Arlecchino, Goldoni lo chiama Truffaldino, e ricercare il corrispettivo di oggi, la sua evoluzione , ma anche la sua involuzione; in principio era schiavitù, poi arrivò l’occasione e, con l’occasione, la scelta”.

Lo scarto per l’emancipazione Dove si è inceppata la parabola del lavoratore? “Egli oggi cammina sul filo teso tra un’invenzione e l’altra, funambolo del quotidiano. Senza un lavoro, qual è l’identità? Sei precario, multiforme. Sei Arlecchino. Mille pezzi di stoffa di abiti altrui. Tutto e niente. Allora se sei un uomo o una donna, non importa più. Sei un precario”, l’amara conclusione.

L’ultima replica dello spettacolo, sabato 4 agosto (ore 21 – ingresso libero) nella Masseria della Riserva naturale dell’Oasi Wwf Le Cesine di Vernole.