Ulivi intatti in zona rossa: finanziato studio per trovare le cause della “resistenza”, pensando al futuro

850

Gallipoli –  Nell’assestamento e nelle variazioni del bilancio della Regione Puglia, approvato ieri un emendamento che ha introdotto fondi per studiare ancora più da vicino le piante di ulivo che, pur trovandosi nella zona infetta, non presentano alcun sintomo della malattia portata dal batterio Xylella. La proposta approvata dalla maggioranza è partita dai banchi della minoranza pentastellata, precisamente dal consigliere regionale Cristian Casili di Nardò, capogruppo. (nella foto di Giovanni Melcarne un ulivo scheletrico e un semenzale senza ombra di disseccamento; sotto, Casili)

Nei prossimi mesi – afferma Casili – potremo avere ulteriori elementi per sviluppare nuove strategie di controllo e gestione dei disseccamenti dei nostri ulivi. Tutto ciò grazie ad un mio emendamento approvato nell’ultima manovra finanziaria, un emendamento che tentavo di far approvare da oltre un anno e mezzo”. Si tratta di 200mila euro per la “promozione di attività di studio e monitoraggio del germoplasma locale nella zona colpita dalla xylella, per l’individuazione di piante di ulivo tolleranti al disseccamento”. Previsto il coinvolgimento delle Università e degli enti di ricerca, in particolare dell’UniSalento territorialmente interessata, e degli operatori agricoli locali, la Regione avvierà un monitoraggio e un censimento con l’esatta collocazione geografica delle piante coltivate e dei semenzali resistenti per poi promuovere “attività di studio e ricerca sul germoplasma locale”.

Casili, che fa di professione l’agronomo, spiega: “Il germoplasma locale rappresenta una risorsa genetica fondamentale per la salvaguardia delle caratteristiche peculiari delle produzioni locali, costituita da una serie successiva di incroci avvenuti in natura, che hanno arricchito la biodiversità olivicola locale a partire da varietà da sempre esistenti sul nostro territorio, tanto da fornire soluzioni concrete per la gestione della malattia. Si tratta di soluzioni alternative all’introduzione di cultivar alloctone – continua il consigliere regionale – che, essendo estranee ai nostri ambienti, richiederebbero tecniche colturali e condizioni pedoclimatiche non coincidenti con quelle del territorio salentino. Sono frequenti le segnalazioni provenienti dai produttori olivicoli leccesi di piante di ulivo afferenti a varietà sia spontanee che coltivate che non presentano alcun sintomo della malattia, per queste ragioni ritengo opportuna un’attività di censimento per ottenere informazioni volte ad individuare le caratteristiche di queste piante”.

Secondo queste indicazioni fatte proprie dal governo pugliese, il Salento diventerebbe un vero e proprio laboratorio a cielo aperto (di cui già oggi ci sono dei prodromi come i campi sperimentali di Presicce), poiché “lo stesso costituisce un semenzale diffuso nonché un importante bacino di informazioni relative alla variabilità genetica e, al contempo, si favorirebbe la promozione di studi sul germoplasma locale di piante che ad oggi non manifestano alcun sintomo pur trovandosi nei focolai dove la recrudescenza della malattia è molto forte. È ora – conclude Casili – che si monitori questa parte del nostro territorio (la zona rossa, con nucleo originario tra Gallipoli e Taviano, ndr) da tempo abbandonata a se stessa perché considerata infetta ma che, invece, conserva importantissime informazioni utili per tutta la nostra regione”.