Xylella, la lotta si fa dura

xylella campi uliviIN EVIDENZA. Uno si chiama “Ponte”, l’altro “Xf – actors”; hanno l’imprimatur europeo che li sostiene con 14 milioni di euro (programma Horizon 2016-20), e mettono insieme attenzioni e collaborazioni di mezzo mondo. Sono i progetti principali con cui studiosi e imprese, Università e Stati, si cimentano con un nemico fino a circa quattro anni fa sconosciuto, almeno nel Vecchio continente: la Xylella fastidiosa, subspeCie Pauca. Entrambi i piani d’attacco al batterio da quarantena ed ai suoi vettori sono stati affidati al Consiglio nazionale delle ricerche, sede di Bari, esplicito riconoscimento del valore scientifico della struttura, messa a dura prova dall’ondata di contestazioni ambientaliste e persino finita in una inchiesta giudiziaria con tanto di sequestro dei computer (poi dissequestrati dopo poche ore). Sono dell’Istituto per la protezione sostenibile delle piante (Cnr) i ricercatori Donato Boscia e Maria Saponari, nomi ormai noti a quanti seguono da vicino il gravissimo fenomeno del disseccamento degli ulivi che al suo sorgere – primavera 2013 – aveva fatto pensare ad altri aggressori tradizionali (lebbra dell’ulivo in particolare),“Ponte”, anagramma di “organismi infestanti che minacciano l’Europa” (Pest organisms threatening Europe), è un consorzio internazionale con 25 partner tra Istituto di ricerca e piccole e medie imprese del settore olivicolo, provenienti da 13 Stati europei e non: Francia, Spagna, Regno Unito, Austria, Finlandia, Olanda, Norvegia, Costa Rica, Israele, Serbia, Belgio, Germania.

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