Casarano – “La decisione di ricorrere ai pesticidi per affrontare la sindrome del disseccamento rapido degli ulivi è assolutamente contraria alle indicazioni di salvaguardia della salute umana, del contenimento e della riduzione dei danni, del principio di precauzione. Il ricorso ai pesticidi disattende, in toto, le raccomandazioni degli organismi scientifici, pone deliberatamente le popolazioni a esposizioni chimiche dannose, pregiudica le generazioni future, compromette le matrici ambientali, concausa mutazioni epigenetiche”: non lascia margini di dubbio l’intervento – l’ultimo di una lunga serie sull’argomento Xylella – della Lega italiana per la lotta contro il tumore, sede provinciale di Casarano. Con una nota diffusa oggi a firma della presidente Marianna Burlando (foto), la Lilt richiama il proprio dovere a dire all’opinione pubblica circa “i rischi per la salute derivanti da emergenze ambientali di diversa origine che si presentano nel territorio”. Rientra in questa casistica “la questione del disseccamento rapido degli ulivi (Co.Di.Ro) nel Salento, sul cui tema  nell’aprile 2015 Lilt inviò alle Istituzioni regionali, nazionali e della Commissione europea un documento circostanziato sulle gravi implicazioni sanitarie connesse all’adozione di determinate strategie fitosanitarie”. L’allerta di allora si ripropone oggi “con più drammaticità alla luce del decreto Martina e alla luce delle mutate caratteristiche epidemoilogiche, chimico-fisiche e tossicologiche della matrice suole del Salento leccese”.

Le situazioni inquinate e le patologie collegate E’ questo il tasto su cui batte la Lilt: le condizioni in cui versa questo territorio per la relazione – ancora del tutto da approfondire – tra inquinamenti, malattie, tumori. “Dallo studio Geneo sulla matrice suolo di 32 Comuni della provincia di Lecce condotto su aree neutre e appena concluso da Lilt e da partner istituzionali quali l’Asl Lecce, l’UniSalento e la Provincia, sono emerse contaminazioni inaspettate (e che 9 anni fa la Provincia di Lecce non aveva rilevato) con livelli altamente critici per sostanze pericolose come l’Arsenico, il Berillio, il Vanadio. I pesticidi, oltre alla cancerogenicità – scrive la dottoressa Burlando – rientrano nella attenzionata categoria degli interferenti o disturbatori endocrini (IE), responsabili di disturbi e di danni a carico della funzionalità del sistema endocrino, causanti effetti avversi sulla salute dell’organismo, della sua progenie o di una (sotto)popolazione. Gli effetti negativi non si esplicano solo sull’individuo esposto ma agiscono sulle stesse cellule germinali, determinando alterazioni che si trasmettono alle generazioni successive”. Il Parlamento europeo, ricorda la Lilt, nella Direttiva 2009/128/CE, “già definiva non sostenibile il modello di agricoltura attualmente dominante basato sull’utilizzo dei pesticidi, e invitava gli Stati membri ad informare la popolazione sui rischi e sugli effetti potenzialmente acuti e cronici per la salute umana imputabili a queste sostanze”.

In Italia altissimo il livello d’impiego di pesticidi Ma è l’Italia intera ad avere un triste primato in materia di utilizzo di pesticidi in agricoltura. “L’Italia – dove il consumo di pesticidi per ettaro è il più alto d’Europa con un valore pari al 33% del consumo di tutti gli Stati – in applicazione della suddetta Direttiva ha approvato il Pan decreto legislativo 14 agosto 2012 n°150,  che si prefigge “di guidare, garantire e monitorare un processo di cambiamento delle pratiche di utilizzo dei prodotti fitosanitari verso forme caratterizzate da maggiore compatibilità e sostenibilità ambientale e sanitaria, con particolare riferimento alle pratiche agronomiche per la prevenzione e/o la soppressione di organismi nocivi” e “inoltre prevede soluzioni migliorative per ridurre l’impatto dei prodotti fitosanitari anche in aree extra agricole frequentate dalla popolazione, quali le aree urbane, le strade, le ferrovie, i giardini, le scuole, gli spazi ludici di pubblica frequentazione e tutte le loro aree a servizio”.

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“I prossimi decenni diranno quanta salute delle persone sarà stata compromessa” In conclusione, i dirigenti della Lilt lanciano un avvertimento: “Adottare strategie a base di fitofarmaci per contrastare il disseccamento rapido degli ulivi è una decisione dalle conseguenze altamente impattanti in termini di valutazioni d’impatto ambientale e sanitario che l’epidemiologia dei prossimi decenni non mancherà purtroppo di registrare. Le responsabilità di quanto potrà accadere sono e saranno tutte da rintracciare nelle esposizioni alle molecole di sintesi sparse per contrastare il batterio Xylella e nelle decisioni assunte da quegli Enti, Istituzioni e organismi che, noncuranti delle raccomandazioni ufficiali provenienti dalla ricerca scientifica, hanno scelto di far correre ugualmente i rischi e di compromettere lo stato di salute delle persone e dei loro luoghi di vita”.

 

Casarano, 9 maggio 2018

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