“Voragine di via Firenze: a quando la sicurezza?”

via firenze voragine 2007 gallipoli (1)

GALLIPOLI. Lettera di VALERIA LEOPIZZI (ALEZIO) a PIAZZASALENTO: “Egregio Direttore, oltre la delimitazione con pochi metri di transenne della zona interessata ed il suo parziale riempimento, nessun’altra novità v’è stata dopo il crollo che si è verificato il 29 Marzo 2007 in via Firenze nel centro cittadino di Gallipoli (le cui fondamenta si poggiano su formazioni calcareniti utilizzate nell’antichità dai Messapi per le costruzioni). In quella strada, precisamente in un punto adiacente il parco comunale, quel giorno si aprì una voragine di forma circolare del diametro di circa 12 metri. Nell’immediatezza dell’incidente intervenne  un gruppo di speleologi neretini grazie al quale fu appurato che a provocare quell’enorme buca era stato il crollo della volta di una delle tante cave ipogee di pietra da costruzione che esistono nel sottosuolo del comune salentino. Fortunatamente i palazzi vicini non sono crollati ma quanto accaduto è la prova evidente del pericolo che correva e corre chi abita nei (tanti) palazzi che sono costruiti a Gallipoli su cave. Più che fondata si è mostrata la preoccupazione degli speleologi e dei cittadini durante i successivi lavori di consolidamento in quanto durante tale intervento si verificò un altro crollo che ha addirittura triplicato le dimensioni della voragine apertasi poco prima. Il Gruppo speleologico neretino, su invito dell’Amministrazione comunale gallipolina e dei Vigili del fuoco e con la loro collaborazione, ha così intrapreso un interessante studio delle zone urbane col precipuo scopo di individuare quelle a rischio e conseguentemente predisporre pregnanti attività per prevenire altri crolli e così tutelarle. Durante il sopralluogo di via Firenze gli speleologi hanno constatato che in alcune zone le abitazioni poggiano letteralmente sul “vuoto”. Solitamente, quando si parla di cave o di suoli interessati da attività estrattiva, si immaginano aree butterate (esempio, periferia di Avetrana in provincia di Taranto) o comunque cave a cielo aperto: sono le cave calcarenite dalle quali viene estratto il carparo, una pietra più dura rispetto alla più antica pietra leccese ma di straordinaria bellezza decorativa. Le cave gallipoline di carparo invece sono del tutto sotterranee e purtroppo, ogni tanto, tornano alla ribalta in seguito ad eventi calamitosi di portata non trascurabile, quale appunto quello che nel 2007 interessò via Firenze. Ad aggravare la loro pericolosità naturale si aggiunge l’assestamento dei coni detritici di riempimento (creati dall’uomo al termine dell’attività estrattiva) dovuto alle continue sollecitazioni del traffico, assestamento che spesso provoca ampie superfici di avvallamento e che in alcuni casi ha addirittura riaperto il vecchio  ingresso alla cava. Per la tutela della popolazione gallipolina non possiamo quindi che auspicare che lo studio del sottosuolo prosegua fino a giungere al risultato prefissato, cioè quello di trovare soluzioni adeguate a mettere in sicurezza la zona”.

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