Vola una colomba con un ramo di Leccino in bocca

maria rosaria de lumeSarebbe bello, proprio perché in teoria il periodo lo permetterebbe, parlare in modo elegiaco degli ulivi. La benedizione dei ramoscelli di varie dimensioni sui sagrati delle chiese la Domenica delle Palme, la devozione popolare che spinge a custodirli in casa o a sistemarli sulle terrazze a difesa da intemperie naturali, piccoli ramoscelli argentati e dorati da regalare ai familiari… Insomma un ramoscello d’ulivo a siglare pace fatta tra la natura e l’uomo. E invece è ancora guerra senza quartiere, solo che rispetto al passato c’è qualche certezza che la fa più razionale e rende più certi i mezzi di attacco. Spazzate via tutte le tesi fantasiose, sembra che si sia d’accordo su questi punti: il disseccamento rapido degli ulivi non è frutto di complotti; l’unico colpevole accertato è un batterio, la Xylella fastidiosa, la cui diffusione è favorita dalla sputacchina; gli ulivi non possono farcela da soli; l’eradicazione non garantisce al 100% lo stop alle infezioni. In questi giorni c’è la sollecitazione di un intervento urgente: possibilmente prima di Pasqua procedere alle lavorazioni meccaniche superficiali e alla pulizia del suolo in tutta l’area infetta, di contenimento e cuscinetto per colpire le larve della sputacchina. E poi anche una concreta speranza: l’Unione europea ha aperto alla possibilità di autorizzare il reimpianto di nuovi uliveti nelle aree salentine colpite dalla Xylella. All’orizzonte vola una colomba con un ramoscello di leccino in bocca.

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