Ville per sognare. E conoscere

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Villa Caputo

Sannicola. Decine di occhi incuriositi hanno contemplato le bellezze architettoniche delle ville storiche di Sannicola, messe in mostra martedì 2 agosto dal “Festival Decò” manifestazione organizzata dall’associazione Fluxus di Nardò, dal Servizio civile e dall’amministrazione comunale di Sannicola.

Le orecchie tese hanno ascoltato la spiegazione dell’esperto di storia locale Luigi Bidetti. La visita è iniziata con Villa Caputo, costruita nei primi del ‘900 su committenza del farmacista Luigi Caputo, padre di otto figli e marito di Concetta Zippo di Gallipoli.
Il cognato Salvatore Zippo, fotografo, ha realizzato la ricca collezione di scatti che, conservata dalla famiglia, permette di ricostruire la storia degli inizi del secolo scorso. Una scalinata monumentale al centro della facciata principale, conduce alla loggia d’ingresso caratterizzata da tre archi. Le decorazioni scultoree sono di stile arabesco. Le due teste scolpite nell’arco centrale della loggia rappresentano i due figli maggiori del dottore Caputo.

Si prosegue ed ecco Villa Starace, che oggi ospita un ristorante. «Questa villa fu portata in dote da Francesca Vetromile – spiega l’esperto – nel suo matrimonio con Luigi Starace, ricco mercante discendente da Vincenzo che nel 1870 era titolare di una delle case commerciali più conosciute di Gallipoli, console di Russia e dei Paesi Bassi. Quando vi soggiornava Achille Starace, gerarca fascista, si formavano lunghe file di persone provenienti da tutto il Salento, per incontrarlo e chiedere favori. Memorabile per il concorso di gente e di autorità fu il ritorno a casa del 1938, quando era all’apice della sua carriera politica».
I giardini sono caratterizzati da piante monumentali e rare.

Infine la Villa Pasca Raymondo, attualmente il delizioso albergo Villa Donna Isabella, che sormonta maestosa una collina. All’interno colpiscono il salone di rappresentanza, con un’ampia e rara volta a padiglione e il meraviglioso giardino d’inverno. «Isabella Pasca Raimondo – illustra Bidetti – era l’ultima discendente della famiglia Raimondo di Gallipoli che tra il ‘600 e l’800 vantò numerosi sindaci della città e che gestì la dogana. In seguito la villa fu denominata villa Raheli da Aurelio Lembo–Raheli, marito di Isabella che ne acquistò la proprietà».

Maria Cristina Talà

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