Vico Forno De Vittorio a Melissano, da qui passò la bontà

vico de forno melissano

Giovanni De Vittorio avrebbe voluto legare il suo nome e i suoi beni a una istituzione benefica a vantaggio degli ammalati poveri. Per questo alla sua morte, avvenuta nel 1918, aveva donato tutto alla Congregazione della Carità. Una serie di incredibili vicende ha impedito di fatto che il suo obiettivo fosse raggiunto

MELISSANO. Vico Forno De Vittorio (una traversa della più conosciuta via Dante) ricorda l’antico forno di Giovanni De Vittorio, un benefattore che donò ai poveri di Melissano e per essi alla Congregazione di Carità, tutti i suoi beni costituiti da vigneti, oliveti, seminativi e da un’abitazione sita in via Canova. La donazione era finalizzata all’apertura di una casa di riposo per gli ammalati poveri di Melissano più bisognosi di assistenza speciale  e di medicinali, in un periodo in cui (siamo nei primi decenni del secolo scorso) la miseria e la mancanza di assistenza sanitaria gratuita rendevano drammatiche le condizioni di vita di tante persone anziane.

Nel 1931, la Congregazione di Carità di Melissano entrò in possesso dei beni costituenti il legato “De Vittorio”, ma il presidente giudicò inopportuno istituire il ricovero di mendicità e pertanto in via provvisoria, deliberava di erogare le rendite dei beni rustici ed urbani in sussidi, assistenza e medicinali agli ammalati poveri.  Quindi, tutto procedeva in  senso contrario rispetto alla volontà del De Vittorio, anche per l’indifferenza dei notabili melissanesi verso i problemi sociali tanto che, dimessosi il presidente della Congregazione di Carità, il prefetto non riusciva a trovare persona disposta ad assumere la carica.
Solo nel 1943 e grazie all’impegno di un commissario prefettizio, fu deliberata l’istituzione del ricovero di mendicità, ma si trattò di  un tentativo senza alcun esito perché la casa del De Vittorio, destinata ad ospitare gli ammalati bisognosi, fu nel frattempo occupata da persone che non intendevano liberare l’immobile.

Nel secondo dopoguerra, l’Ente comunale di assistenza (che aveva sostituito la Congregazione) concesse i terreni in affitto e nei primi anni Settanta vendette l’immobile di via Canova, prospiciente anche su piazza Marconi. Soppresso l’Ente comunale di assistenza, i terreni del legato “De Vittorio” passarono al Comune di Melissano, ma con il trascorrere del tempo gli affittuari ritennero di averne acquisito la proprietà per usucapione e ben poco ne ha ricavato il Comune nonostante l’azione di rivendica della proprietà.

“Requiem aeternam” per il buon Giovanni De Vittorio i cui beni, come spesso accade quando si incarica qualcuno di eseguire un testamento, sono andati a finire… sulla luna. Quelli che notò il duca Astolfo (nel fantastico viaggio descritto ne “L’Orlando Furioso”) erano raffigurati da minestre che, invece di essere destinate ai poveri, si trovavano sparse sul suolo lunare: “Di versate minestre una gran massa/vede, e domanda al suo dottor ch’importe./L’elemosima è – dice – che si lassa/ alcun, che fatta sia dopo la morte”.

di Fernando Scozzi

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