Via Crocefisso ad Alliste c’è, ma l’esproprio non c’è mai stato

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Felline, via Crocefisso

Felline. Quando si pensò di far nascere via  Crocefisso a Felline l’attuale sindaco Antonio Renna aveva 20 anni. Oggi, che ne ha 47 compiuti da poco, si trova tra le mani la sentenza che lo costringe a regolarizzare, pagando, quella occupazione di suolo privato – per farne appunto una strada – mai passato ufficialmente al Comune.

Nei giorni scorsi il Consiglio di Stato ha respinto la richiesta dell’ente di sospendere la sentenza del Tribunale amministrativo di Lecce che stabilisce tutto ciò, aggiungendo alle spese già previste e da quantificare altri 2mila euro per quest’ultimo giudizio.

è questa la storia di quello che doveva essere un normale esproprio per dare corso alla decisione del Consiglio comunale del 1985 di realizzare alcune opere stradali. Era allora sindaco Antonio Verardi. Due anni dopo c’era stata una modifica ai lavori ed al piano particellare e nel 1988 ai proprietari interessati era arrivato il decreto di occupazione d’urgenza.

Una di questi, Ersilia Cordova, solo nel 1999 ha sollevato eccezioni sulle procedure seguite dal Comune (non aver indicato i termini di inizio espropriazione e di inizio e fine dei lavori; l’assenza di un decreto di esproprio, dopo l’occupazione d’urgenza); da qui la richiesta di restituzione dei suoli o, in subordine, di pagamento dei danni subiti.

Nel 2001 la questione è approdata al Tribunale amministrativo, portataci dagli eredi della signora Cordova. I giudici, che pure non hanno brillato in questo caso di celerità, hanno eccepito  che i vizi di legittimittà sollevati sono ormai irricevibili perché troppo tardivi, ma non hanno potuto non constatare – accogliendo quindi in parte il ricorso dei proprietari – che il Comune di Alliste non ha mai espropriato quell’area su cui era intanto stata realizzata via Crocefisso (1988), per cui ora dovrà provvedere burocraticamente (il Tar indica tre possibilità normative), stabilendo i termini iniziali e finali dell’occupazione e pagando agli eredi Cordova “il 5% annuo sul valore venale del bene oggetto di occupazione”.

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