Un vero Politecnico del made in Italy. La moda darà lavoro

L’ex Cisi Puglia spa di Casarano, nato agli inizi del 2000 e destinato a fornire supporto alle aziende del calzaturiero che volevano puntare a scarpe di qualità medio alta. Sotto, Luciano Barbetta di Nardò

luciano barbettaDopo aver segnato le buone e le cattive sorti di un intero territorio, il settore del tessile, abbigliamento e calzaturiero (Tac), potrebbe ridare nuovo impulso all’economia locale. Ne sono convinti i promotori del Politecnico del Made in Italy, che nascerà nel cuore del Salento. Sembra la volta buona.
Si tratta di una scuola di alta formazione per designer dello stile e del lusso presieduta da Luciano Barbetta, titolare dell’omonima azienda di abbigliamento a Nardò, con Michele Zonno, di Casarano, ex dirigente della Filanto, alla vicepresidenza.
Tra gli obiettivi che la società si pone vi è quello di riqualificare la manodopera locale espulsa dal ciclo produttivo, formando figure professionali da impiegare nella realizzazione di prodotti di fascia alta.

Ancora incerta la sede della struttura. In lizza e comunque a disposizione sembrerebbero essere i locali dell’ex Cisi Puglia (centro integrato sviluppo imprenditorialità), nella zona industriale di Casarano, e l’ex mercato coperto annesso al chiostro dei carmelitani di Nardò. Nei giorni scorsi è stato lo stesso Barbetta a presentare il progetto alla giunta comunale neretina che sottoporrà la questione all’attenzione dell’assemblea civica.
L’ente conta su una dote finanziaria di 100mila euro messi a disposizione dalle aziende Barbetta di Nardò e Iris Sud di Casarano. Le risorse economiche del Politecnico, però, potrebbe aumentare a breve, grazie al coinvolgimento di altri enti e aziende.

Al momento, i soggetti coinvolti nel progetto sono la Banca Popolare Pugliese, Confindustria Lecce, la Provincia, l’Università del Salento, l’Istituto per l’economia del Salento e le aziende Elata, Emmegiemme Shoes, Unoerre, Chetta, Ciccarese Confezioni, Italian Fashion Team, Tailor diffusion, Tif Italia.
La ricetta del presidente Barbetta è chiara: si deve necessariamente valorizzare la manodopera di qualità, collocandola su produzioni di altissima fascia, attraendo così investimenti nazionali ed internazionali in controtendenza con la delocalizzazione generalizzata della produzione. Altrimenti per il Salento non ci sarà futuro. Che questa strada possa essere quella giusta è testimoniato dalla Iris sud di Casarano, che in un periodo di pesante recessione e di crisi del settore, è riuscita ad aumentare il proprio fatturato.

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